Pubblicato il 24 Gennaio 2026
Ricorso dell’accusa dichiarato inammissibile
Diventa definitiva l’assoluzione dei due imputati coinvolti nel caso avvenuto a Ravenna nel 2017. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’accusa, stabilendo in via conclusiva che “il fatto non costituisce reato”.
I due uomini erano accusati di violenza sessuale di gruppo e induzione con abuso delle condizioni della vittima, una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 18 anni e che, quella sera, aveva consumato vino e superalcolici.
Le sentenze precedenti e le polemiche
Il procedimento giudiziario aveva già visto l’assoluzione piena in primo grado da parte del tribunale di Ravenna, una decisione accompagnata da forti polemiche e reazioni dell’opinione pubblica.
Successivamente, la Corte d’Appello di Bologna aveva confermato integralmente la sentenza, ribadendo l’assenza di rilevanza penale dei fatti contestati.
Giovedì sera, come riportato dalla stampa locale, la Cassazione ha messo definitivamente fine al caso, rendendo irrevocabile l’assoluzione.
I fatti contestati dall’accusa
Secondo l’impianto accusatorio, la giovane sarebbe stata abusata e filmata all’interno di un appartamento di Ravenna nell’ottobre 2017, dopo essere stata riaccompagnata a casa in stato di alterazione al termine di una serata trascorsa in un locale.
La ragazza aveva sostenuto di non essere in grado di esprimere un consenso valido, circostanza che aveva portato all’apertura dell’indagine e al successivo processo.
Dopo la sentenza di primo grado, associazioni impegnate nella lotta alla violenza di genere avevano organizzato manifestazioni e cortei di protesta, criticando duramente le motivazioni dell’assoluzione.
Chi sono gli imputati
I due imputati, oggi di 36 e 35 anni, entrambi di origine straniera, sono un ex atleta del Ravenna Calcio e un commerciante di auto usate.
Secondo l’accusa, il primo avrebbe incitato l’amico e ripreso la scena con il telefono, mentre il secondo sarebbe stato l’autore materiale dell’abuso.
In una fase iniziale dell’inchiesta, due diversi giudici per le indagini preliminari di Ravenna avevano disposto la custodia cautelare in carcere, basandosi sui video e sui ricordi della ragazza. Tali misure erano state successivamente annullate dal Tribunale della Libertà di Bologna.
Fonte: Ansa.it

