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Epstein

Caso Epstein, nuovi nomi e dubbi sulla morte: chiesta una nuova indagine

Pubblicato il 14 Febbraio 2026

Il patologo contesta la versione ufficiale del suicidio

Continuano a emergere elementi sul caso di Jeffrey Epstein, l’ex finanziere morto in carcere dopo essere stato condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni. Alla luce dei nuovi documenti e delle rivelazioni contenute nei file giudiziari, è stata avanzata la richiesta di riaprire le indagini sulla sua morte.

Secondo Michael Baden, patologo incaricato dagli eredi di Epstein, il decesso sarebbe stato molto probabilmente causato da una pressione al collo compatibile con strangolamento, piuttosto che da impiccagione. Una versione che contrasta con quella ufficiale del medico legale Barbara Sampson, che aveva stabilito il suicidio per impiccagione nella cella del carcere.

Dimissioni nella dirigenza di Goldman Sachs

Tra i nuovi nomi citati nei documenti figura anche quello di Kathy Ruemmler, responsabile legale di Goldman Sachs, che ha annunciato le dimissioni dopo la pubblicazione dei file. La dirigente ha comunicato l’intenzione di lasciare l’incarico dal 30 giugno 2026, sottolineando la necessità di tutelare l’istituto e la sua reputazione.

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, i materiali diffusi dal Dipartimento di Giustizia descriverebbero un rapporto più stretto e personale tra Ruemmler ed Epstein rispetto a quanto dichiarato in passato. Email, messaggi e fotografie indicherebbero che, prima di entrare in Goldman Sachs nel 2020, la legale fosse consulente e confidente dell’ex finanziere.

I documenti suggeriscono inoltre che Ruemmler avrebbe fornito consigli su come gestire le accuse e l’esposizione mediatica legata ai reati sessuali, mentre Epstein le avrebbe offerto supporto professionale e contatti utili per la carriera. Il tono di alcuni scambi, con appellativi affettuosi, contribuirebbe a delineare la natura del legame.

I contatti con Steve Bannon e le strategie contro papa Francesco

Altre rivelazioni riguardano Steve Bannon, ex consigliere della Casa Bianca durante la presidenza Trump. Secondo i documenti citati dai media statunitensi, Bannon avrebbe discusso con Epstein possibili strategie per contrastare papa Francesco, considerato un avversario della sua visione politica.

Messaggi risalenti al 2019 indicherebbero che l’ex stratega politico avrebbe cercato di avvicinare Epstein per indebolire la figura del pontefice dopo l’uscita dalla Casa Bianca. In alcune comunicazioni emergerebbero posizioni fortemente critiche nei confronti di Bergoglio.

Pressioni anche sull’entourage politico di Trump

Le nuove carte stanno generando tensioni anche nell’ambiente politico statunitense. Dopo il coinvolgimento del segretario al Tesoro Howard Lutnick, è emerso che anche Mehmet Oz, nominato alla guida dei Centri per i Servizi Medicare e Medicaid, avrebbe avuto contatti con Epstein, invitandolo nel 2016 a un evento privato.

Un’ulteriore email, datata dicembre dello stesso anno, mostrerebbe l’invito dell’ex finanziere a Bill Gates nella sua isola caraibica, con la prospettiva di incontri con figure legate alla nuova amministrazione. Secondo diversi osservatori, questi elementi evidenzierebbero la rete di relazioni tra Epstein e ambienti politici ed economici di alto livello.

Due deputate alleate del presidente hanno espresso forte preoccupazione dopo aver esaminato i documenti non censurati del Dipartimento di Giustizia. Nelle carte comparirebbero numerosi personaggi influenti, tra cui leader politici, imprenditori, ex capi di governo e celebrità, alimentando ulteriormente l’attenzione pubblica su uno dei casi più controversi degli ultimi anni.

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