Pubblicato il 29 Gennaio 2026
Esposto dei legali alla vigilia delle perizie sui genitori
Gli avvocati della cosiddetta “famiglia nel bosco”, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno depositato un esposto per chiedere la revoca dell’assistente sociale nominata dal tribunale, ritenuta “ostile” e priva dell’imparzialità richiesta dal suo incarico.
La richiesta arriva alla vigilia dei test psicologici disposti dal tribunale per i minorenni sui genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, che dovrebbero iniziare a breve. Le perizie dovranno definire il profilo psicologico e personologico della coppia e valutare la loro idoneità genitoriale.
Le accuse: “gestione ostile e conflitto personale”
Nel documento, lungo otto pagine, i legali parlano di un rapporto conflittuale tra l’assistente sociale e la famiglia, denunciando una gestione definita “ostile e carente” fin dalla nomina della professionista.
Secondo la difesa, l’operatrice avrebbe mostrato chiusura verso alcune richieste avanzate dai figli, che dal 20 novembre vivono in una casa famiglia insieme alla madre, e avrebbe fornito ricostruzioni ritenute parziali di diversi episodi.
Telefonate, amicizie e incontri: i punti contestati
Tra le principali contestazioni c’è il presunto diniego alle telefonate con nonni e parenti e il rifiuto di consentire incontri con alcuni coetanei.
Gli avvocati mettono inoltre in discussione le modalità degli incontri avvenuti nel casolare prima della sospensione della responsabilità genitoriale, che si sarebbero svolti con la presenza dei carabinieri, ritenute eccessivamente invasive.
Viene criticata anche la versione fornita sull’episodio dell’intossicazione da funghi, che secondo la difesa sarebbe stata presentata come un avvelenamento, con conseguenze pesanti sulla valutazione complessiva della famiglia.
Presunte violazioni deontologiche e rapporti con la stampa
Un altro punto centrale dell’esposto riguarda una presunta violazione del codice deontologico professionale. I legali citano una relazione nella quale si affermerebbe che privilegiare lo sviluppo emotivo rispetto a quello cognitivo rappresenterebbe un’“adulterazione” da correggere per tutelare i diritti dell’infanzia.
Per la difesa, queste affermazioni dimostrerebbero un pregiudizio di fondo e l’intenzione di imporre un modello educativo ritenuto “corretto”, usando l’autorità pubblica per modificarne uno diverso.
Viene infine contestata anche una possibile violazione del principio di riservatezza, per presunte dichiarazioni rilasciate alla stampa, che secondo i legali non sarebbero compatibili con il ruolo ricoperto.

