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Caso “Mia moglie”: scoperta una donna tra gli amministratori del gruppo che diffondeva foto intime senza consenso

Pubblicato il 20 Novembre 2025

Una gestione insospettabile dietro un gruppo da 32mila iscritti

Il gruppo Facebook “Mia moglie”, che contava circa 32mila membri – perlopiù uomini – e nel quale venivano condivise foto intime di donne ignare, sarebbe stato gestito da una donna.
La Procura di Roma l’ha posta al centro dell’indagine per diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti, insieme a un co-gestore uomo ritenuto coinvolto nella moderazione e nella pubblicazione dei contenuti.

Secondo quanto riportato da la Repubblica, la polizia postale avrebbe scoperto che i due amministratori utilizzavano cellulari intestati a terzi, acquistati con sim anonime, nel tentativo di rendere più complessa la loro identificazione.

L’inchiesta e la chiusura del gruppo

Le indagini sul gruppo, poi rimosso da Facebook, sono partite il 19 agosto. Poco dopo è nato un nuovo spazio, “Mia moglie 2 – incontri social”, anch’esso chiuso, che contava 8.818 iscritti e dove le immagini venivano scambiate anche su Messenger e Telegram.
In questi ambienti, migliaia di utenti si scambiavano foto delle proprie compagne, spesso scattate di nascosto in contesti quotidiani – case, spiagge, supermercati – e pubblicate senza il consenso delle donne ritratte.

La vicenda è esplosa quando alcune vittime hanno cominciato a riconoscersi nelle immagini che circolavano online.

La posizione di Meta e la rimozione del gruppo

Di fronte a un’ondata di segnalazioni, Facebook ha chiuso il gruppo nella tarda mattinata del 20 agosto.
Meta ha dichiarato:
La piattaforma ha ribadito la sua linea contro i contenuti che promuovono o sostengono violenza, abuso o sfruttamento sessuale, precisando che in presenza di materiale di questo tipo può disabilitare gruppi e account e collaborare con le forze dell’ordine.

Un fenomeno più ampio dei singoli gruppi

Nonostante l’elevato numero di iscritti, “Mia moglie” non rappresenta un caso isolato: è solo la punta dell’iceberg.
Gruppi e canali dedicati alla condivisione non consensuale di foto femminili si sono ormai spostati sempre più su Telegram, ambiente percepito come più “protetto” e difficilmente controllabile dalle autorità.

Un fenomeno che continua a crescere e che mostra quanto sia urgente rafforzare gli strumenti di tutela e repressione contro la diffusione non consensuale di immagini intime.

Nell’immagine: uno dei tanti post facebook

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