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Catania, Niko Pandetta trasferito nel carcere di Cagliari dopo la videochat dal concerto

Pubblicato il 3 Giugno 2025

Il trapper coinvolto nell’inchiesta su telefoni e droga a Pagliarelli

Niko Pandetta, noto trapper e nipote del boss mafioso Turi Cappello, è stato trasferito nel carcere di Uta, in provincia di Cagliari, dopo essere stato coinvolto in un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. L’inchiesta riguarda un traffico illecito di cellulari e sostanze stupefacenti all’interno del carcere di Pagliarelli, a Palermo.

Il caso della videochat dal carcere durante un concerto

Il nome di Pandetta è tornato alla ribalta dopo che, nella notte tra il 1° e il 2 maggio, è apparso in videochiamata dal carcere in un filmato trasmesso durante il concerto del trapper Baby Gang al festival One Day, alla Plaia di Catania. Le immagini hanno fatto il giro dei social e dei media, generando forte indignazione e portando le autorità ad avviare una perquisizione all’interno del carcere di Rossano, dove Pandetta era detenuto.

Scoperto un cellulare in cella

Durante i controlli, la polizia penitenziaria ha rinvenuto un telefono cellulare nella cella di Pandetta. A seguito della scoperta, il cantante è stato trasferito in Sardegna, dove è stato sottoposto per sei mesi a regime di alta sorveglianza, previsto dall’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario.

L’avvocato chiede la revoca del regime speciale

L’avvocato di Pandetta, Francesco Floris, ha presentato un’istanza al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari per richiedere la revoca del 14 bis. Secondo il legale, la misura applicata sarebbe illegittima e rappresenterebbe una disparità di trattamento rispetto ad altri detenuti coinvolti in infrazioni simili.

Il regime di sorveglianza speciale applicato al signor Pandetta, oltre ad essere stato assunto in violazione di legge, comporta una notevole quanto ingiusta disparità di trattamento tra lui e gli altri detenuti”, ha dichiarato l’avvocato al quotidiano L’Unione Sarda. “Una decisione simile potrebbe compromettere il percorso di reinserimento sociale del condannato”.

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