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Ciclone Harry, dal mare di Catania riemergono ordigni della guerra

Pubblicato il 20 Febbraio 2026

Il maltempo porta alla luce bombe e mine nei fondali

Il passaggio del ciclone Harry non ha provocato soltanto danni lungo la costa di Catania, ma ha avuto un effetto inatteso e inquietante: ha riportato in superficie diversi residuati bellici nascosti nei fondali marini.

Il moto ondoso, descritto come il più violento degli ultimi sessant’anni, ha smosso il medio fondale “spingendo” verso l’alto vecchi ordigni rimasti sommersi per decenni. A individuarli sono stati alcuni subacquei che, dopo gli avvistamenti, hanno immediatamente segnalato tutto alle autorità competenti.

L’intervento degli artificieri e della Guardia Costiera

Nei giorni scorsi il gruppo operativo subacquei del nucleo Sdai di Augusta, insieme alla Guardia Costiera etnea, è intervenuto per mettere in sicurezza l’area. Il bilancio delle operazioni è significativo: recuperati e neutralizzati sei proiettili di medio calibro, due mine antiuomo, una bomba da mortaio e una bomba d’aereo da 500 libbre.

Quest’ultimo ordigno, di notevoli dimensioni, è stato individuato nel golfo di Ognina da un giornalista durante un’immersione in apnea, pochi giorni dopo la fine dell’ondata di maltempo. La bomba è stata segnalata con discrezione e le coordinate GPS sono state trasmesse alla Capitaneria di porto.

Successivamente è intervenuta la Marina Militare Italiana, che ha rinvenuto altro materiale esplosivo disperso in un raggio di circa venti metri. Al termine delle operazioni, è stato precisato che la bonifica proseguirà nei prossimi giorni, su richiesta della Prefettura competente, vista la presenza di ulteriori ordigni nell’area.

Perché così tanti residuati vicino ai porti

La presenza di numerosi residuati bellici nei pressi dei porti catanesi non sarebbe casuale. In passato, infatti, capitava che alcune imbarcazioni da pesca a strascico rientrassero con un “carico indesiderato” finito nelle reti. Per evitare rischi durante le successive battute di pesca, gli ordigni venivano rigettati in mare in zone dove le reti non sarebbero tornate a operare, riducendo il pericolo di un nuovo recupero accidentale.

Un retaggio del passato che oggi, complice la furia del mare, torna a riaffiorare e a richiedere massima attenzione e interventi mirati per la sicurezza pubblica.

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