Pubblicato il 23 Settembre 2025
La sentenza a Tempio Pausania
Il tribunale di Tempio Pausania ha condannato in primo grado Ciro Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria a otto anni di carcere, mentre Francesco Corsiglia ha ricevuto una pena di sei anni e sei mesi. La decisione arriva a oltre sei anni dai fatti avvenuti nella villa della famiglia Grillo a Porto Cervo tra il 16 e il 17 luglio 2019.
La condanna è stata pronunciata dal collegio presieduto da Marco Contu, dopo tre ore di camera di consiglio. Nessuno degli imputati era presente in aula al momento della lettura.
Le accuse e le versioni contrapposte
Secondo l’accusa, durante quella notte si consumò una violenza di gruppo ai danni di due ragazze, una delle quali ha denunciato i quattro amici una volta rientrata a Milano. In aula, la giovane italo-norvegese, assistita dall’avvocata Giulia Bongiorno, aveva raccontato di essere stata costretta a bere alcolici fino a perdere conoscenza: “Non avevo la forza di reagire. Volevo urlare ma ero paralizzata”.
Il procuratore Gregorio Capasso aveva chiesto 9 anni di condanna per tutti, definendo gli imputati “inattendibili” perché avrebbero modificato più volte le loro versioni, mentre la ragazza sarebbe stata “sempre coerente”.
La difesa, invece, ha sempre sostenuto che i rapporti fossero consensuali, definendo la giovane “non credibile” e chiedendo l’assoluzione.
Tre anni e mezzo di processo
Il procedimento, durato oltre tre anni e mezzo, ha visto l’analisi di 370 pagine di dati provenienti dai telefoni degli imputati e della vittima: messaggi, chiamate, foto e post social che hanno ricostruito i giorni precedenti e successivi alla notte contestata. Sono stati ascoltati decine di testimoni.
Secondo l’accusa, nella villa si sarebbe consumata la violenza ai danni della studentessa e dell’amica, quest’ultima filmata mentre dormiva sul divano, circondata dai ragazzi che scattavano foto intime.
Le reazioni dopo la sentenza
Il procuratore Capasso ha commentato: “Le sentenze non si commentano, si rispettano. Quando non si condividono si impugnano”, sottolineando la complessità di un processo che ha coinvolto sei giovani e richiesto anni di dibattimento.
L’avvocata Giulia Bongiorno ha espresso soddisfazione: “La mia assistita è scoppiata in lacrime, finalmente riconosciuta dopo essere stata definita pazza e ossessionata dal sesso. Questa sentenza dimostra che chi denuncia trova giustizia”.
Di segno opposto le parole degli avvocati degli imputati, tra cui Enrico Grillo: “Siamo molto delusi, convinti della nostra innocenza. Faremo appello”. Fonte: Ansa

