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Clochard trovato morto in centro a Milano: i numeri della “strage invisibile” del gelo

Pubblicato il 5 Febbraio 2026

Il ritrovamento nella notte in via dell’Aprica

Nel corso della serata di ieri, mercoledì 4 febbraio, un uomo senza fissa dimora è stato trovato privo di vita in via dell’Aprica, davanti alle sedi de Il Giornale e Libero, a Milano. Sul corpo non sarebbero stati riscontrati segni evidenti di violenza, elemento che ha portato gli inquirenti a escludere, almeno in prima battuta, cause traumatiche.

L’allarme dei passanti e l’intervento dei soccorsi

Secondo quanto emerso, il corpo è stato scoperto intorno alle 23:30, quando alcuni passanti hanno segnalato al 118 la presenza di un clochard riverso in un giaciglio di fortuna sul marciapiede. All’arrivo dei sanitari, l’uomo — di età e identità al momento sconosciute — era già deceduto e non è rimasto altro che constatare la morte. In assenza di ferite o lesioni, l’ipotesi principale resta quella dell’ipotermia.

La sesta vittima del freddo dall’inizio dell’anno

Il decesso di via dell’Aprica rappresenta la sesta morte legata al freddo registrata in città dall’inizio dell’anno. Un dato che si inserisce in un quadro più ampio e allarmante: secondo la Fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), in Italia sono già 41 le persone senza fissa dimora morte nel 2026, una vera e propria “strage invisibile” che colpisce soprattutto i grandi centri urbani.

Una sequenza di morti che non si arresta

Quello di ieri non è un episodio isolato, ma l’ultimo di una lunga serie. Tre giorni fa un uomo di 60 anni è stato trovato morto in viale Cassala. Il 1° febbraio, un 25enne è deceduto nei pressi della stazione Centrale. A gennaio si contano altri casi: un 40enne rinvenuto in condizioni gravissime sotto un cavalcavia di via Padova, un 50enne morto fuori dalla stazione di Cadorna e un 34enne, soccorso in via Impastato, deceduto successivamente al Policlinico. In tutti i casi, la causa del decesso è stata l’ipotermia.

Un’emergenza che non può più essere ignorata

Sei morti in un solo mese non possono essere considerati una fatalità. Nonostante l’esistenza del Piano Freddo, dei dormitori, dei servizi sociali e del lavoro delle associazioni, i numeri dimostrano che il sistema non è sufficiente. Continuare a definire questa situazione come un’emergenza rischia di normalizzare un dramma strutturale, che riguarda diritti, politiche abitative e reale tutela delle persone più fragili.

Una città che cresce, ma lascia indietro i più vulnerabili

Mentre la città investe sulla propria immagine internazionale e si prepara ad accogliere le Olimpiadi invernali, le persone che vivono in strada continuano a morire di freddo. Un paradosso che evidenzia come lo sviluppo urbano non stia andando di pari passo con la protezione delle fasce più deboli della popolazione, lasciando aperta una ferita sociale sempre più profonda.

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