Pubblicato il 22 Gennaio 2026
L’indagine della Guardia di Finanza
Un’ampia attività investigativa ha fatto emergere che numerosi operatori economici titolari di concessioni demaniali marittime nelle aree di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia non versavano l’addizionale regionale dovuta sui canoni.
L’indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, sotto il coordinamento della Corte dei Conti della Campania, e ha portato al recupero di oltre tre milioni di euro.
I controlli sulle concessioni portuali
Gli accertamenti sono stati eseguiti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dal Reparto Operativo Aeronavale di Napoli, concentrandosi sulla regolarità delle concessioni demaniali marittime rilasciate dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale.
Sulla base delle risultanze investigative, l’Autorità portuale ha inviato 422 avvisi di messa in mora, richiedendo il pagamento delle somme dovute.
Oltre tre milioni già nelle casse regionali
L’azione di recupero ha già prodotto risultati concreti: sono stati incassati 3 milioni e 132mila euro, confluiti direttamente nelle casse della Regione Campania. Un dato che conferma l’impatto significativo dell’operazione sul fronte delle entrate pubbliche.
Cos’è l’addizionale sui canoni demaniali
L’imposta sulle concessioni demaniali marittime prevede una percentuale variabile tra il 10% e il 25% del canone. È stata istituita con la legge 16 maggio 1970, n. 281 e recepita dalla Regione Campania con la legge regionale n. 1 del 26 gennaio 1972.
Il chiarimento normativo
Fino al 2024, anche alla luce della sentenza n. 131/2024 della Corte costituzionale, si era diffusa un’interpretazione errata secondo cui l’imposta fosse applicabile solo alle concessioni rilasciate dai Comuni e non a quelle rilasciate dalle Autorità di Sistema Portuale.
Le verifiche della Guardia di Finanza hanno invece chiarito l’obbligo di versamento, consentendo così il recupero delle somme non corrisposte negli anni precedenti.

