Pubblicato il 25 Marzo 2026
Tre scenari economici legati alla durata del conflitto
Il Centro Studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le stime di crescita economica per il 2026, valutando gli effetti della guerra in Iran. Le prospettive cambiano sensibilmente in base alla durata del conflitto, delineando tre possibili scenari:
- Fine della guerra entro marzo: il Pil italiano crescerebbe del +0,5%
- Conflitto di 4 mesi (fino a giugno): si avrebbe una situazione di stagnazione (crescita zero)
- Guerra protratta per 10 mesi: l’economia entrerebbe in recessione con -0,7%
Si tratta di un netto peggioramento rispetto alle stime autunnali, che indicavano una crescita del +0,7%.
Necessarie misure urgenti per sostenere l’economia
Gli scenari elaborati non includono eventuali interventi correttivi da parte dell’Italia o dell’Unione Europea. Per questo motivo, Confindustria sottolinea la necessità di azioni immediate e coordinate per sostenere imprese e famiglie, in un contesto definito particolarmente critico.
Energia e inflazione: gli effetti della guerra
Uno degli impatti più rilevanti riguarda l’aumento dei prezzi energetici. Le stime indicano che:
- Con una rapida fine del conflitto: +12% per petrolio e gas nel 2026
- Con 4 mesi di guerra: +60%
- Con 10 mesi di guerra: +133%
Questo si traduce in un effetto diretto sull’inflazione:
- Fino a +13 punti percentuali nello scenario peggiore
- Circa +6 punti nello scenario intermedio
A questi si aggiungono gli effetti indiretti, ovvero il rincaro di beni e servizi non energetici, che tendono a manifestarsi entro circa sei mesi dallo shock iniziale.
Nel caso di una cessazione rapida del conflitto, l’inflazione salirebbe comunque fino a un picco vicino al 3%, rispetto ai livelli minimi registrati a inizio anno.
Impatto sui costi delle imprese
Il rincaro dell’energia pesa in modo significativo sulle imprese manifatturiere italiane:
- Con guerra fino all’estate: +7 miliardi di euro annui in bolletta
- Con conflitto fino a fine anno: fino a +21 miliardi di euro
Questi aumenti sono legati a prezzi energetici elevati, con il gas e il petrolio che potrebbero raggiungere livelli molto superiori rispetto al 2025.
Orsini: servono interventi forti e rapidi
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ribadito la necessità di misure incisive e tempestive per sostenere il sistema produttivo. Tra le proposte:
- Introduzione di strumenti comuni europei, come gli Eurobond
- Creazione di un debito pubblico condiviso
- Sviluppo di un mercato unico europeo dell’energia
Secondo Orsini, l’Europa deve agire rapidamente, evitando ritardi decisionali: una risposta efficace richiede tempi brevi e azioni concrete per fronteggiare l’emergenza economica. Fonte: Ansa

