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Conte contro il ritorno dei vitalizi: “Uno scempio, vogliono riprendersi il malloppo”

Pubblicato il 15 Luglio 2025

Oltre 1.300 ex parlamentari chiedono il ripristino dei vitalizi tagliati nel 2018

Una nuova sentenza potrebbe riaccendere una delle questioni più spinose del panorama politico italiano: il ritorno dei vitalizi per gli ex parlamentari. Sono infatti più di 1.300 gli ex deputati che hanno presentato un ricorso formale alla Camera, chiedendo l’annullamento della riforma del 2018, promossa dall’allora presidente Roberto Fico (M5S), che aveva tagliato drasticamente o azzerato gli assegni pensionistici privilegiati.

Ora, dopo sei anni di ricorsi e sentenze parziali, si attende una decisione cruciale del Collegio d’appello di Montecitorio, prevista tra il 16 e il 17 luglio. Se il ricorso venisse accolto, potrebbe aprirsi non solo la strada al ripristino dei vitalizi, ma anche a rimborsi miliardari per gli arretrati.

Giuseppe Conte: “Un assalto al bottino. È un insulto agli italiani”

A denunciare la gravità della situazione è stato oggi (15 luglio) Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che con un post su Facebook ha lanciato un duro attacco: “Una schiera di ex deputati vuole riavere i vitalizi che abbiamo tagliato nel 2018. È un nuovo tentativo di rimettere le mani sul malloppo, come già successo al Senato”, ha dichiarato.

Conte ha annunciato battaglia: “Il M5S combatterà con tutte le sue forze contro questo scempio. Non possiamo tollerare il ritorno dei privilegi mentre milioni di cittadini fanno sacrifici per curarsi o per arrivare a fine mese”.

E ha concluso con un attacco diretto alla classe politica: “Mentre ci sono poveri in fila alla Caritas e pensionati che ricevono aumenti di pochi euro, c’è chi reclama trattamenti di favore. È una vergogna istituzionale”.

Cosa sono i vitalizi parlamentari e perché furono eliminati

I vitalizi erano una forma di pensione privilegiata, concessa a chi avesse svolto almeno cinque anni di mandato in Parlamento. A differenza delle pensioni comuni, non si basavano sul sistema contributivo, ma su un meccanismo agevolato che garantiva assegni molto più alti rispetto ai contributi versati.

Nel 2018, con il M5S al governo, la Camera approvò una riforma storica: i vitalizi in essere vennero ricalcolati secondo il metodo contributivo, applicando le stesse regole previste per tutti gli altri lavoratori.
L’effetto fu immediato: assegni tagliati anche del 70%, passando in alcuni casi da 4.000 euro a poco più di 1.000 euro al mese.

Una lunga battaglia a colpi di ricorsi

La riforma entrò in vigore nel 2019 e fu subito contestata da centinaia di ex parlamentari. Nel 2022, il Consiglio di giurisdizione della Camera accolse parzialmente le loro istanze, stabilendo che il nuovo calcolo dovesse valere solo dal 2022 in avanti.
Il Senato, nel 2023, è andato oltre, ripristinando integralmente i vitalizi per gli ex senatori.

Alla Camera, invece, la situazione è ancora in stallo. Gli ex deputati più “giovani” (cioè usciti più recentemente dal Parlamento) hanno visto respinto il ricorso in primo grado nel luglio 2024, ma hanno presentato appello, la cui sentenza è ora attesa.

Chi deciderà sul destino dei vitalizi

Il Collegio d’appello della Camera è composto da cinque parlamentari in carica. La presidente è Ylenia Lucaselli (Fratelli d’Italia), il cui voto vale doppio in caso di parità. Gli altri membri sono:

  • Vittoria Baldino (M5S)
  • Ingrid Bisa (Lega)
  • Marco Lacarra (PD)
  • Pietro Pittalis (Forza Italia)

Secondo indiscrezioni, Forza Italia sarebbe favorevole al ritorno dei vitalizi, mentre il M5S si è già schierato contro. Le posizioni di Lega e PD restano incerte e saranno determinanti per l’esito finale.

Un potenziale costo da oltre quattro miliardi di euro

Se il ricorso venisse accolto, la Camera potrebbe essere obbligata non solo a ripristinare i vitalizi, ma anche a versare rimborsi per le somme non percepite dal 2019 a oggi.
Le stime parlano di un esborso complessivo superiore ai 4 miliardi di euro, un peso enorme sulle casse pubbliche in un momento di forte tensione sociale.

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