Pubblicato il 19 Febbraio 2026
La sentenza del tribunale di Seul
Niente condanna capitale per Yoon Suk Yeol. L’ex presidente della Corea del Sud è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver guidato un’insurrezione in seguito alla proclamazione della legge marziale nel 2024.
Secondo il tribunale di Seul, Yoon avrebbe tentato di mobilitare esercito e polizia con l’obiettivo di assumere il controllo dell’Assemblea nazionale. Il giudice presidente Ji Gwi-yeon ha sottolineato che la dichiarazione della legge marziale ha prodotto “enormi costi sociali”, evidenziando inoltre l’assenza di segnali di pentimento da parte dell’imputato.
Le accuse: “Un tentativo di paralizzare il Parlamento”
La decisione arriva al termine di mesi di indagini. Come riportato dall’agenzia Yonhap, il piano avrebbe previsto il blocco dell’Assemblea nazionale e l’arresto di esponenti dell’opposizione, in un’operazione che, seppur durata poche ore, è stata ritenuta gravissima dai giudici.
I parlamentari riuscirono comunque a riunirsi e a votare la revoca del provvedimento. Per la corte è stato proprio l’ex presidente a guidare l’“assalto”, configurando il reato di insurrezione, che nel codice penale sudcoreano prevede due sole pene: l’ergastolo o la morte.
Secondo i magistrati, l’intento era quello di paralizzare l’assemblea per un periodo prolungato, alterando l’equilibrio costituzionale del Paese. Yoon ha sempre respinto le accuse e si prepara ora a presentare ricorso in appello.
Evitata la pena capitale
I procuratori avevano chiesto la pena di morte, definendo le azioni dell’ex presidente una minaccia diretta alla democrazia nazionale. Tuttavia, la corte ha optato per il carcere a vita, anche alla luce della moratoria sulla pena capitale in vigore dal 1997.
Diversa la sorte per l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, condannato a 30 anni di reclusione per il ruolo avuto nella crisi. Anche altri vertici politici e della sicurezza sono stati riconosciuti colpevoli di aver contribuito all’attuazione della legge marziale.
All’esterno del tribunale si sono radunati migliaia di sostenitori dell’ex presidente con slogan in suo favore, mentre un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine è stato predisposto per prevenire disordini dopo la lettura del verdetto.
La notte della legge marziale
La sera del 3 dicembre 2024 Yoon era apparso in televisione annunciando la legge marziale, motivandola con presunte minacce di influenza nordcoreana e con l’esistenza di non meglio precisate “forze anti-statali”. Contestualmente aveva dichiarato la sospensione del governo civile e l’imposizione del comando militare.
Il provvedimento fu revocato appena sei ore dopo, quando i parlamentari — sostenuti da manifestanti — riuscirono a superare il cordone delle forze di sicurezza e a votare in emergenza contro la decisione presidenziale.
Per un Paese considerato negli ultimi decenni un modello di democrazia e stabilità in Asia, il tentativo fallito ha riacceso il ricordo dei colpi di Stato militari che segnarono la Corea del Sud tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Yoon, 65 anni, attualmente in isolamento, continua a negare qualsiasi illecito. Sostiene che le sue azioni fossero finalizzate a “salvaguardare la libertà” e a contrastare quella che ha definito una “dittatura legislativa” dell’opposizione. I pubblici ministeri, invece, parlano di un’“insurrezione” motivata dal desiderio di consolidare il potere e instaurare un controllo autoritario nel lungo periodo.

