Pubblicato il 4 Gennaio 2023
“So che non vincerò la guerra, ma darò al tumore filo da torcere. Sono fermamente intenzionato a superare più battaglie possibili”.
Così Cosimo Caputo.
52 anni, due figlie adolescenti che ama moltissimo e un tumore al pancreas dal quale non guarirà.
Nessuno può sapere quanto gli resta da vivere , ma lui è deciso a godersi ogni giorno, senza piangersi addosso e soprattutto senza sprecare tempo, che è prezioso e lui lo sa meglio di molti altri, ricostruisce il Corriere.
Seguire l’esempio di Cosimo su come affrontare la vita è uno dei migliori propositi per l’anno che è appena iniziato. Lo diceva già Seneca, qualche migliaio di anni fa: “Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo»”.
“Serve affetto, tanto. Bisogna trasmetterlo e riceverlo. E coltivare la voglia di vivere, di fare le cose normalmente finché riesci, perché ti accorgi che anche quello (la normalità) è un privilegio. E devi dare agli altri, a chi ti vuole bene, l’opportunità di viverti. Quando sai che non ci sarai più, che lascerai un vuoto e provocherai tuo malgrado dolore, porti un carico grande. Ma ci metti poco a comprendere che isolarsi è la cosa peggiore che puoi fare: devi portare quell’immane peso da solo. O condividerlo solo con la tua famiglia, gravando su di loro? No, non fa bene. Reagisci, ti apri agli altri, provi a seguire la quotidianità di sempre e il macigno un pochino si alleggerisce”.
Lui sa di cosa parla e mette in pratica le sue “buone regole” ogni giorno. Da poco più di due anni. Da quando, il 2 dicembre 2020, nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, ha ricevuto la peggiore sorpresa possibile: la diagnosi di tumore al pancreas.
Poco meno di 3 centimetri di diametro, ai limiti della resecabilità chirurgica: “E’ un percorso in salita, ma ce la possiamo fare” gli hanno detto gli specialisti dell’ospedale San Raffaele di Milano ai quali si è rivolto. E così è iniziata la trafila: prima tutti gli esami per inquadrare bene la malattia, inclusi quei test genetici che oggi sono molto importanti perché in presenza di determinate mutazioni consentono l’utilizzo di nuovi farmaci particolarmente efficaci (purtroppo, però, nel suo caso l’esito è stato negativo). Poi da gennaio 2021 quattro mesi di chemioterapia, l’intervento chirurgico a giugno e altri due mesi di chemio iniziati al 15 di agosto, “pesantissima e molto sofferta – dice Cosimo – Non ho mai perso la mia forza di volontà, nove giorni dopo l’operazione ero a casa. Fin dall’inizio mi sono armato di forza, coraggio e tanta attività fisica, tutta quella che potevo, che aiuta a smaltire gli effetti collaterali e fa bene all’umore. Ma quella chemio è stata durissima, ci è voluta tutta la mia determinazione. Pure quella che non sapevo di avere”.
I consigli di Cosimo a questo punto iniziale sono tre: primo, non nascondere la malattia. “Parlarne aiuta, anche nei rapporti con gli altri – spiega – Mantenere il segreto è un peso in più da portare e finisce per isolarti”. Secondo, lavorare se è possibile (peraltro in Italia esistono apposite leggi e tutele). Lui è un architetto, responsabile del Servizio Tecnico Urbanistica del comune di Adro, in provincia di Brescia: “Ho cercato e trovato un equilibrio con i miei datori di lavoro, un po’ in smart working e un po’ in ufficio, che io preferisco. Il lavoro è vita, il mio mi piace molto. E poi uscire di casa e frequentare i colleghi, altre persone, fa bene all’umore”. Il terzo è sorridere. “La sofferenza c’è, eccome, ma faccio il possibile per arginarla. La tengo per me. Certo che ho pianto e i momenti bui ci sono. Però la vicinanza di chi ti vuol bene fa tanto, anche per questo non bisogna nascondersi. E nei giorni no, quando la malattia non ti consente di parlare o di vedere gli altri, non lo faccio. Rinvio al giorno dopo, quando riesco ad affrontare la vita col sorriso”.
“Da qui a sei mesi potrei non esserci più. Così si apre un altro mondo… Non c’è spazio per la paura, non voglio essere depresso. Il tempo è prezioso. Lo scorso aprile 2022, quando ho avuto la recidiva, avevamo ipotizzato che mi restassero circa sei mesi di vita: ho girato due giorni senza sosta per i corridoi dell’ospedale. Dovevo sistemare la burocrazia e tutto il resto per le mie figlie, fare ordine, accompagnare le ragazze (14 anni una e 19 anni l’altra) e chi mi vuole bene e mi sta accanto verso il momento in cui non ci sarò più. Devo accettare il destino e aiutarle ad accettarlo. Ho fede, mi aiuta ad avere la forza. Sono il loro scudo e lo sarò sempre. Vivo di progetti a breve termine e me ne tengo qualcuno sul medio-lungo periodo, per farmi coraggio. Come fare? Arriva il suo suggerimento finale «Trasmettere serenità a chi ti sta vicino è il modo migliore per viverla. E per aiutare chi ami di più ad avere un bel ricordo di te”.

