Pubblicato il 21 Gennaio 2026
Gli Stati Uniti hanno salvato la Groenlandia dopo la Seconda guerra mondiale e l’hanno poi restituita a Copenaghen, ma oggi – secondo Donald Trump – quella scelta sarebbe stata un grave errore. È questo uno dei passaggi più controversi del lungo intervento del presidente americano al Forum economico mondiale di Davos, che ha lasciato la platea in un silenzio carico di tensione.
Un discorso fiume che spiazza Davos
La Congress Hall, gremita oltre ogni previsione, si è fatta improvvisamente muta quando Trump ha pronunciato parole inequivocabili: “Abbiamo bisogno della Groenlandia”. Poche le risate, arrivate solo su alcuni passaggi polemici, come quelli contro le politiche climatiche europee o sulle pale eoliche che, a suo dire, “uccidono gli uccelli”.
Il presidente ha parlato per un’ora e dodici minuti, superando di gran lunga i tempi previsti dal programma ufficiale.
Groenlandia al centro della strategia Usa
Trump ha ribadito che solo gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza globale, e che il controllo della Groenlandia è cruciale in quest’ottica. Ha definito gli Usa “il motore economico del pianeta”, citando una crescita stimata del 5,4%, e ha criticato duramente l’Europa: “La amo, ma non sta andando nella giusta direzione”.
Secondo Trump, dopo la Seconda guerra mondiale Washington avrebbe dovuto trattenere la Groenlandia, considerata parte integrante del Nord America. Da qui l’affondo contro Copenaghen, definita “ingrata”, e la richiesta di negoziati immediati per l’acquisizione dell’isola.
Pur precisando di avere “grande rispetto per Danimarca e Groenlandia”, Trump ha avvertito che gli Stati Uniti non useranno la forza, pur avendone la capacità: “Non voglio e non userò la forza. Chiediamo solo un posto chiamato Groenlandia”.
Rapporti tesi con la Nato
Il presidente americano ha ribadito il suo impegno formale: “Sarò con la Nato al 100%”, ma ha espresso dubbi sulla reciprocità dell’Alleanza. Ha ricordato come l’unica applicazione dell’articolo 5 sia avvenuta dopo l’11 settembre, quando furono gli alleati europei ad aiutare gli Usa.
Il messaggio è stato netto: se l’Europa accetterà la richiesta sulla Groenlandia, Washington lo apprezzerà; in caso contrario, non lo dimenticherà.
Ucraina: responsabilità europea
Sul conflitto in Ucraina, Trump ha chiarito la sua posizione: spetta all’Europa e alla Nato occuparsene, non agli Stati Uniti. Ha annunciato un incontro con Volodymyr Zelensky a Davos e ha sostenuto che sia Kiev sia Mosca vogliono un accordo, ribadendo la necessità di porre fine alla guerra.
Dazi, Fed ed economia
Trump ha difeso l’uso dei dazi, definiti uno strumento per far pagare i Paesi che hanno danneggiato gli Stati Uniti. Ha poi anticipato l’annuncio imminente del nuovo presidente della Federal Reserve, criticando duramente Jerome Powell per essere “in ritardo” nel taglio dei tassi.
Secondo il presidente, gli Usa dovrebbero avere tassi di interesse più bassi di qualsiasi altro Paese, e la crescita economica non sarebbe sinonimo di inflazione. Ha promesso anche un cambio di rotta sui mercati finanziari: “Torneranno a salire con le buone notizie economiche”.
Frecciate ai leader europei
Non sono mancate le battute, in particolare contro Emmanuel Macron. Trump ha ironizzato sugli occhiali da sole a specchio indossati dal presidente francese per motivi medici e ha raccontato episodi di tensione legati alle politiche sui prezzi dei farmaci, definendo Macron “assertivo” ma ammettendo, con tono provocatorio, di apprezzarlo.
Chiusura polemica
Nel finale, Trump ha toccato anche il tema delle operazioni americane contro i pirati somali, con dichiarazioni che hanno suscitato reazioni contrastanti. Il filo conduttore dell’intervento è rimasto uno solo: “Tutti si sono approfittati degli Stati Uniti”.

