Pubblicato il 18 Febbraio 2026
Il piano del governo per ridurre i costi dell’energia
Nelle stanze dell’esecutivo si stanno definendo gli ultimi dettagli contabili: l’obiettivo è varare uno sconto straordinario sulle bollette per il 2026, destinato sia alle famiglie sia alle imprese.
Il provvedimento, atteso nel Consiglio dei ministri di oggi, 18 febbraio, dovrebbe tradursi nel nuovo decreto bollette, messo a punto dalla maggioranza negli ultimi giorni.
Tra le misure allo studio figurano un contributo una tantum per i nuclei a basso reddito e una revisione degli oneri generali di sistema, che incidono per circa il 10% sul costo complessivo dell’energia.
Bonus bollette: limiti Isee e contributi straordinari
Il governo guidato da Giorgia Meloni punta a mobilitare fino a 3 miliardi di euro per rafforzare gli sconti energetici.
Al centro restano le famiglie con redditi bassi, cioè con Isee fino a 9.796 euro, soglia che sale a 20mila euro per chi ha almeno quattro figli. Per questi nuclei è previsto un contributo straordinario sulla bolletta elettrica nel corso del 2026, destinato a chi già beneficia del bonus sociale. L’importo stimato si aggira tra 90 e 100 euro una tantum.
Inoltre, per il biennio 2026-2027, si ipotizza la possibilità – su base volontaria – che i fornitori riconoscano un contributo anche ai clienti domestici con Isee fino a 25mila euro, esclusi dagli aiuti sociali. Il beneficio sarebbe calcolato sui consumi dei primi due mesi dell’anno, entro limiti precisi: non oltre 0,5 megawattora nel bimestre e meno di tre megawattora nei dodici mesi precedenti.
Gas, oneri di sistema e incentivi alle rinnovabili
Una parte consistente del decreto riguarda il mercato del gas, fondamentale per la produzione elettrica nazionale. L’intenzione è ridurre il divario tra i prezzi italiani e quelli europei, anche attraverso la vendita di parte delle scorte acquistate durante la crisi del 2022. Le risorse ricavate servirebbero ad alleggerire i costi di trasporto e approvvigionamento, soprattutto per le imprese energivore.
Il testo interviene anche sugli oneri generali di sistema, che finanziano, tra le altre cose, il sostegno alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione. Le modifiche previste non sarebbero obbligatorie: i produttori potrebbero scegliere una riduzione temporanea degli incentivi (tra il 15% e il 30% nel periodo luglio 2026-dicembre 2027) in cambio di un prolungamento delle agevolazioni.
Un’altra opzione prevede la rinuncia ai sussidi attuali con recupero rateizzato delle somme dal 2028, con remunerazione prefissata. Per gli impianti alimentati da bioenergie agricole è ipotizzato un ridimensionamento dei sostegni.
Tra i punti più discussi emerge anche l’ipotesi di obbligare gli impianti rinnovabili che hanno concluso il ciclo di incentivi a vendere l’energia tramite contratti a prezzo amministrato con il Gestore dei servizi energetici. Una proposta che ha suscitato perplessità tra gli operatori del settore.
Prezzo dell’elettricità e sistema Ets
Il decreto dovrebbe intervenire anche sul meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica, in particolare sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂ (Ets).
Attualmente l’energia prodotta con gas naturale incorpora, oltre al costo della materia prima, anche quello delle quote di emissione. La bozza prevede che le centrali a gas non paghino più alcuni oneri legati al trasporto del metano e alla tassazione Ets, trasferendo tali costi in bolletta.
Secondo l’impostazione governativa, riducendo i costi per le centrali si abbasserebbe il prezzo dell’elettricità all’ingrosso, rendendola inizialmente più competitiva.
Le reazioni delle associazioni
Le misure hanno suscitato reazioni contrastanti. Confartigianato esprime preoccupazione per l’impatto sugli oneri di sistema a carico delle piccole e medie imprese, osservando che la dilazione dei pagamenti fino a dieci anni, con un tasso del 6%, potrebbe ridurre il costo annuale ma aumentare quello complessivo.
Più articolata la posizione di Confcommercio, che apprezza l’impostazione generale ma chiede una riduzione strutturale e generalizzata degli oneri di sistema, che pesano ancora per oltre il 20% sulla bolletta elettrica delle imprese. L’associazione suggerisce di utilizzare parte dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO₂.
Il confronto con Bruxelles e il dibattito politico
Qualsiasi intervento sul mercato energetico richiede un confronto con le istituzioni europee, sia per evitare contestazioni sugli aiuti di Stato sia per valutare eventuali modifiche al sistema Ets. La trattativa coinvolge la Commissione europea ed è seguita dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, incaricato di approfondire i margini di intervento anche con il commissario Raffaele Fitto.
Sul piano politico, Forza Italia sostiene la necessità di rivedere le norme sulle emissioni, ritenute troppo onerose per il sistema produttivo. Per la Lega, invece, sarebbe opportuno coinvolgere anche il settore bancario nello sforzo economico.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito che l’obiettivo è ridurre il più possibile il peso delle bollette per gli italiani, chiedendo un contributo anche alle grandi aziende.

