Pubblicato il 13 Dicembre 2025
La morte di Francesco Valeriano dopo mesi di agonia
È morto dopo sei mesi di coma Francesco Valeriano, 45 anni, originario di Fondi. L’uomo era detenuto nel carcere di Rebibbia, dove stava scontando una pena di due anni e mezzo, quando il 30 giugno scorso è stato massacrato di botte in cella, riportando lesioni gravissime. Rinvenuto agonizzante, era stato trasferito d’urgenza al policlinico Umberto I di Roma, dove i medici avevano riscontrato gravi danni cerebrali e lo avevano sottoposto a tracheotomia. Da allora era rimasto in stato di coma fino al decesso.
Dopo un periodo di ricovero in una struttura privata di Monte Compatri, le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate: sabato scorso Valeriano è stato portato in codice critico al policlinico di Tor Vergata, dove è morto nella giornata di ieri.
Dal trasferimento a Rebibbia all’aggressione del 30 giugno
Valeriano era entrato in carcere il 15 aprile per atti persecutori nei confronti dell’ex moglie. Aveva trascorso circa un mese e mezzo nell’istituto penitenziario di Cassino, per poi essere trasferito a Rebibbia, dove la sua situazione è precipitata. Il 30 giugno, all’interno del penitenziario romano, il 45enne è stato aggredito e pestato. Quando è stato soccorso, le sue condizioni erano già critiche. Al momento non è ancora chiaro chi siano gli autori dell’aggressione: un nodo centrale delle indagini in corso.
Autopsia disposta e inchiesta aperta
Sul corpo di Francesco Valeriano sarà effettuata l’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria per chiarire in modo dettagliato la dinamica dei fatti e il nesso tra il pestaggio e la morte sopraggiunta dopo mesi di coma. È stata aperta un’indagine per accertare responsabilità individuali e di contesto all’interno dell’istituto di Rebibbia.
A tutelare gli interessi dei familiari è l’avvocato Antony Lavigna, che assiste la famiglia Valeriano, determinata a ottenere piena verità e giustizia su quanto accaduto.
Il duro intervento del sindacato di polizia penitenziaria Osapp
Sulla vicenda è intervenuto anche l’Osapp, organizzazione sindacale autonoma della Polizia penitenziaria, che ha definito la morte di Valeriano una sconfitta per lo Stato e per l’intero sistema penitenziario.
Secondo il sindacato, la vicenda di Francesco Valeriano, pestato in carcere e morto dopo mesi di agonia in ospedale, non si chiude con il decesso ma si aggrava, perché una vita persa dietro le sbarre evidenzia limiti strutturali del sistema di detenzione.
L’Osapp sottolinea che la pena detentiva non può mai comprendere il rischio di essere massacrati in cella e che la morte di un detenuto in seguito a un’aggressione richiama in causa non solo i responsabili materiali del pestaggio, che dovranno essere individuati e giudicati, ma anche responsabilità di sistema.
Il sindacato richiama in particolare:
- politiche penitenziarie che non tengono conto dei segnali di allarme
- istituti sovraffollati e pieni di detenuti con profili problematici, senza adeguate risorse
- personale insufficiente, costretto a gestire strutture che si reggono su un equilibrio precario
Una denuncia che si affianca alla richiesta di giustizia della famiglia e che riporta al centro il tema delle condizioni di sicurezza e tutela della vita all’interno degli istituti di pena.
#FrancescoValeriano #Rebibbia #Carcere #Cronaca #Giustizia #Osapp #Fondi #SistemaPenitenziario
Per le vostre segnalazioni alla nostra redazione, potete usare il canale messanger su facebook, oppure scrivere a latina@dayitalianews.com

