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Di Pietro sull’inchiesta urbanistica a Milano: «Non è Tangentopoli. Fermare Milano sarebbe un suicidio nazionale»

Pubblicato il 19 Luglio 2025

L’ex magistrato: “È una pesca a strascico. E non si costruiscono grattacieli con un geometra di Canicattì”

Antonio Di Pietro, ex pubblico ministero e ministro delle Infrastrutture nel governo Prodi, interviene sull’inchiesta milanese che coinvolge il sindaco Giuseppe Sala. In un’intervista al Foglio, chiarisce: «Questa non è la nuova Tangentopoli». E avverte: «Non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca». Perché se il bambino sono eventuali reati, l’acqua sporca rischia di diventare lo sviluppo stesso della città di Milano.

Una differenza di fondo con ‘Mani Pulite’

Di Pietro spiega cosa distingue questa indagine da quelle degli anni ’90: «All’epoca cercavamo i soldi, i vantaggi personali: bustarelle, conti esteri, bonifici svizzeri».
Oggi, invece, si indaga spesso su dinamiche complesse, dove ciò che appare come un favore può rivelarsi una necessità tecnica.
«Per costruire i grattacieli di Milano, non puoi affidarti a un geometra di Canicattì. Servono professionisti esperti, che hanno già lavorato su questi progetti», sottolinea l’ex pm.

L’inchiesta a tappeto: «Una pesca a strascico»

Secondo Di Pietro, il metodo seguito nell’inchiesta è discutibile: «Sembra una pesca a strascico. Si parte da una denuncia vaga, magari da qualcuno che si lamenta per un vaso sotto casa, e si allarga tutto: opere pubbliche, incarichi, consulenze».
Il rischio, dice, è di finire in un’indagine generalizzata che non colpisce in profondità, ma coinvolge tutti e tutto, senza un obiettivo preciso.

Il pericolo della “maionese” mediatica

Di Pietro mette in guardia anche contro la sovrapposizione tra inchieste giudiziarie e media:
«La maionese impazzisce quando si mescolano giornali, opinione pubblica e tv costruite come il Processo di Biscardi».
Cita i casi di Genova e Garlasco come esempi preoccupanti, in cui il processo mediatico ha anticipato e influenzato quello penale.
«Si costruiscono colpevoli a tavolino. E alla fine non si capisce più niente», denuncia.

Sul caso Sala: «Aspettiamo le prove»

A proposito del sindaco Sala, Di Pietro invita alla cautela: «Gli contestano l’induzione indebita a dare o promettere utilità. Ma a chi andava questa utilità? A lui o alla città?»
E rincara: «Se un sindaco agisce per il bene pubblico, dov’è il reato?»
E torna sull’assurdità di certi approcci: «Se dare una consulenza a chi ha già lavorato col Comune è una colpa, allora chi dovremmo chiamare? Sempre il geometra di Canicattì?»

Il rischio del “no” sistematico

Di Pietro chiude con un monito più ampio: «Attenzione alla cultura del no a prescindere. Criminalizzare l’impresa e lo sviluppo non è onestà, è regresso».
Richiama le polemiche contro TAV, TAP e l’alta velocità a Firenze, e sottolinea: «Per fortuna oggi abbiamo la TAV e il gasdotto pugliese. Ma quanti danni abbiamo fatto prima?»
Infine, l’appello: «Milano è l’unica città italiana che compete davvero con le capitali europee. Fermarla sarebbe un suicidio nazionale».
«I processi si facciano, ma non si blocchi la città con il sospetto».

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