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Donna uccisa durante un blitz anti-immigrazione a Minneapolis. Trump: “Ha sparato per autodifesa”

Pubblicato il 8 Gennaio 2026

La sparatoria durante l’operazione federale

Un agente delle forze federali per l’immigrazione ha sparato e ucciso una donna nel corso di un blitz a Minneapolis. La vittima era la moglie di un attivista locale ed è stata colpita a morte mentre si trovava alla guida della propria auto in un’area interessata da un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice).

Secondo la versione fornita dall’amministrazione federale, l’agente avrebbe aperto il fuoco per legittima difesa. Una spiegazione sostenuta anche da Donald Trump, che ha parlato di un’azione necessaria per proteggere la vita degli agenti coinvolti.

Le reazioni politiche e le proteste

Di tutt’altro avviso il governatore del Minnesota Tim Walz, secondo cui la sparatoria era “totalmente prevedibile e totalmente evitabile”. L’episodio ha provocato manifestazioni di protesta non solo a Minneapolis ma anche a New York.

I vertici democratici del Congresso hanno chiesto un’indagine immediata e approfondita. “Questo omicidio deve essere oggetto di un’inchiesta completa, nel pieno rispetto della legge”, ha dichiarato Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera.

Chi era la vittima

La donna uccisa si chiamava Renee Nicole Good, aveva 37 anni ed era madre di tre figli. La notizia è stata confermata dalla madre, Donna Ganger. Cresciuta in Colorado, era una poetessa ed era stata sposata con il comico Timothy Macklin, morto nel 2023. In seguito si era trasferita a Minneapolis con un nuovo compagno.

Secondo l’Ice, la donna sarebbe stata colpita dopo aver ignorato l’ordine di uscire dall’auto, aver inserito la retromarcia e tentato di allontanarsi, puntando il Suv contro gli agenti. Una ricostruzione duramente contestata dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey.

I soccorsi e la morte in ospedale

Renee Good è stata estratta dall’auto dai vigili del fuoco e sottoposta alle prime manovre salvavita sul posto. Trasportata d’urgenza all’Hennepin County Medical Center, è morta poco dopo il ricovero a causa delle gravi ferite riportate.

La posizione del Dipartimento per la Sicurezza Interna

La ministra della Sicurezza Interna Kristi Noem ha dichiarato che la donna stava “pedinando” gli agenti federali e ha difeso l’operato dell’agente che ha sparato, sostenendo che ha applicato l’addestramento ricevuto per salvare sé stesso e i colleghi. Noem ha anche annunciato l’intenzione di chiedere al Dipartimento di Giustizia di qualificare come terrorismo domestico l’uso di veicoli per ostacolare le operazioni anti-immigrazione.

Il video e le accuse all’amministrazione Trump

La diffusione di un video della sparatoria ha ulteriormente alimentato le polemiche. Per l’ex vicepresidente Kamala Harris, le immagini smentiscono apertamente la versione ufficiale. Harris ha parlato di “gaslighting”, accusando l’amministrazione Trump di manipolare i fatti e ribadendo la necessità di un’indagine statale indipendente e imparziale.

Versioni contrastanti e clima di tensione

Secondo alcuni testimoni, nel filmato si vedrebbe un agente mascherato sparare a bruciapelo tre colpi attraverso il finestrino del Suv. Una dinamica che, per il sindaco Frey, rappresenterebbe un uso sconsiderato del potere, conclusosi con la morte di una cittadina americana.

La deputata democratica Ilhan Omar ha descritto la vittima come un’osservatrice legale dell’operazione dell’Ice. L’episodio ha richiamato centinaia di manifestanti, in una città già segnata dal ricordo dell’uccisione di George Floyd nel 2020.

Un’escalation nelle operazioni anti-migranti

La sparatoria rappresenta una drammatica escalation nella campagna dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione irregolare. Minneapolis e St. Paul restano in stato di massima allerta, mentre cresce la pressione politica e sociale affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto.

Fonte: Ansa.it

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