Pubblicato il 2 Dicembre 2025
Tecnologia come motore della crescita
Per Mario Draghi, intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, il messaggio è chiaro: solo l’innovazione può sostenere la prosperità delle economie avanzate. Dopo due secoli in cui la qualità della vita è migliorata grazie a ondate di progresso tecnologico, oggi la tecnologia resta il fulcro dello sviluppo economico.
L’ex presidente del Consiglio ha sottolineato che lavoro e capitale non bastano più: è necessario rimettere al centro l’intelligenza artificiale e investire in nuovi strumenti produttivi.
Europa chiamata a una svolta
Draghi ha evidenziato come l’Europa si trovi a un bivio decisivo, costretta a ripensare la propria produttività e i propri processi industriali. Secondo l’economista, la crescita futura dipenderà in modo determinante dalla capacità di introdurre nuove tecnologie e nuove idee, come dimostra la teoria dello sviluppo economico di Robert Solow.
L’Europa, però, deve fare i conti con popolazioni che invecchiano e infrastrutture ormai datate, elementi che frenano ulteriormente il progresso.
Due decenni di ritardi
Draghi non usa mezzi termini nel descrivere il declino europeo: negli ultimi vent’anni il continente è passato dall’essere un territorio pronto ad accogliere l’innovazione a uno che ha innalzato barriere alla tecnologia.
Il risultato è evidente: la crescita della produttività europea è scesa a meno della metà di quella americana, soprattutto nel settore tecnologico.
La situazione si ripete oggi con l’AI. Gli Stati Uniti hanno prodotto 40 modelli fondamentali, la Cina 15, l’Unione Europea appena 3. Lo stesso accade in biotecnologie, materiali avanzati e fusione nucleare, dove le innovazioni più significative avvengono fuori dai confini europei.
Per Draghi, se non verrà colmato questo divario, l’Europa rischia stagnazione economica e perdita di competitività.
Il paradosso europeo nelle startup tech
Le preoccupazioni di Draghi sono confermate dallo State of European Tech di Atomico. Il rapporto descrive un continente ricco di potenziale ma incapace di accelerare come dovrebbe:
- quasi 40.000 aziende tecnologiche finanziate, contro le 13.000 del 2016;
- un valore complessivo del settore pari a 4.000 miliardi di dollari (15% del PIL europeo);
- 2.850 investitori attivi, più del doppio rispetto a otto anni fa.
Nonostante questi progressi, l’Europa resta lenta nella collaborazione pubblico-privato, con solo una impresa su cinque che lavora con startup innovative e appena il 9% degli appalti pubblici destinato a tecnologie digitali, molto meno degli Stati Uniti.
La sfida della sovranità digitale
Il cuore del rapporto Atomico è la sovranità digitale, definita come la capacità dell’Europa di controllare il proprio destino nell’era degli algoritmi.
Eppure, quasi il 70% dei founder ritiene il quadro normativo europeo troppo restrittivo, mentre solo il 18% lo considera favorevole.
La richiesta è netta: regole uniche e snelle, che permettano alle aziende di operare e raccogliere capitali rapidamente, superando l’attuale frammentazione che frena crescita e investimenti.
Il potente monito dell’AI Diffusion Report
Un altro campanello d’allarme arriva dall’AI Diffusion Report di Microsoft, che descrive un’Europa con buone basi ma incapace di trasformarle in leadership.
Il continente dispone di infrastrutture digitali diffuse, popolazione connessa e competenze solide, ma non riesce a costruire un ecosistema che sostenga i modelli più avanzati di intelligenza artificiale.
Gli Stati Uniti vantano un vantaggio ormai strutturale, mentre la Cina procede con una strategia integrata che unisce chip, cloud e industria. L’Europa resta nel mezzo, solida ma frammentata, frenata da barriere nazionali.
Ricerca forte, applicazione debole
Nella creazione dei modelli più avanzati l’Europa paga un ritardo significativo. Il continente excelle nella ricerca e nelle tecniche più innovative, ma fatica a trasformare le scoperte in prodotti competitivi.
Il problema non è la mancanza di talenti, ma la carenza cronica di capitali e potenza di calcolo, che limita lo sviluppo e la scalabilità delle innovazioni.
Europa tra potenziale e incertezza
Il quadro che emerge è quello di un continente che ha tutto per guidare la diffusione dell’AI, ma che non riesce ancora a diventare protagonista nello sviluppo dei modelli di frontiera.
L’Europa non è indietro, ma non è nemmeno in testa: è in una zona intermedia in cui le competenze non bastano più e l’infrastruttura non è ancora all’altezza.
In un settore che corre rapidamente, chi non accelera rischia di essere superato.
Il messaggio finale di Draghi ai giovani
Draghi conclude con un invito diretto alle nuove generazioni. I giovani europei e italiani devono pretendere condizioni paritarie rispetto ai loro coetanei nel mondo e combattere gli interessi che frenano il cambiamento.
Solo i loro successi, afferma, saranno in grado di trasformare davvero la politica e costringere istituzioni e regole a evolversi.

