Pubblicato il 18 Febbraio 2025
Nuovi particolari emergono in merito al drammatico episodio di caccia costato la vita ad Antonio Padolone, 67 anni, avvenuto nei giorni scorsi nei pressi della centrale del Garigliano, al confine tra Lazio e Campania. Le indagini dei Carabinieri di Sessa Aurunca hanno rivelato un aspetto rilevante: l’uomo che ha sparato, un 47enne di Cellole identificato con le iniziali A.P., aveva la licenza di caccia sospesa.
Battuta al cinghiale nonostante il divieto
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Padolone e il 47enne avevano deciso di andare a caccia di cinghiali, nonostante il periodo di chiusura dell’attività venatoria. Il fucile utilizzato durante la battuta, infatti, sarebbe stato fornito proprio dalla vittima al suo amico, che non poteva detenerne uno regolarmente a causa della sospensione del porto d’armi, conseguenza di una precedente vicenda personale.
La dinamica della tragedia
Il racconto fornito dal 47enne agli inquirenti parla di una tragica fatalità: durante la battuta, l’uomo sarebbe inciampato accidentalmente e, nella caduta, sarebbe partito il colpo letale dal fucile, colpendo mortalmente Padolone.
Le accuse a carico del 47enne
A seguito delle verifiche, A.P. è stato denunciato a piede libero con l’accusa di omicidio colposo, porto abusivo d’arma da fuoco e violazione delle norme sulla caccia. La vicenda è ora nelle mani della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che dovrà stabilire le responsabilità e valutare eventuali ulteriori provvedimenti.
La comunità di Minturno sotto shock
Antonio Padolone era molto noto nel sud pontino, in particolare a Minturno, dove risiedono alcuni familiari della moglie. La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente amici e conoscenti, che si stringono ora attorno ai suoi cari.

