Pubblicato il 16 Ottobre 2025
La stretta della commissione Cultura: esclusi medie e istituti inferiori
L’educazione sessuale nelle scuole italiane diventa un tema di forte scontro politico. La commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento della Lega al disegno di legge sul “consenso informato”, presentato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che introduce limiti rigidi all’insegnamento della sessualità.
In base alla nuova norma, l’educazione sessuale sarà consentita solo nelle scuole superiori, previo consenso scritto dei genitori e dopo che questi saranno informati sui contenuti trattati e sul materiale didattico utilizzato.
Per le scuole medie, invece, non sarà previsto alcun insegnamento, estendendo così un divieto che inizialmente riguardava solo infanzia e primaria.
Opposizioni all’attacco: “L’Italia torna indietro di decenni”
L’emendamento, presentato dalla deputata leghista Giorgia Latini, ha acceso durissime reazioni.
Per le opposizioni, si tratta di una decisione che “riporta il Paese al Medioevo”. Il Partito Democratico parla di “atto gravissimo”, mentre l’europarlamentare Alessandro Zan sottolinea che “mentre l’Europa va avanti, l’Italia torna indietro”.
La deputata Cecilia D’Elia definisce il testo Valditara “oscurantista e lesivo dell’autonomia scolastica”, ricordando che l’Italia è già tra i pochi Paesi europei senza educazione sessuale obbligatoria.
Anche Riccardo Magi di Più Europa accusa la maggioranza di aver “abolito di fatto l’educazione sessuoaffettiva”, ricordando che nel 2024 erano stati stanziati fondi specifici poi dirottati altrove.
La replica della Lega: “Serve tutela dalle ideologie”
Di segno opposto la posizione del Carroccio.
Il capogruppo leghista in commissione Cultura, Rossano Sasso, ha difeso l’emendamento spiegando che l’obiettivo è evitare episodi di indottrinamento ideologico:
“Troppe volte abbiamo assistito a tentativi di propaganda da parte di attivisti Lgbt di estrema sinistra. Non si vieta l’educazione alla sessualità – ha aggiunto – ma si esclude che vengano introdotti temi estranei alle linee guida nazionali, che già includono contenuti su relazioni, empatia e rispetto”.
Educazione sessuale in Italia: un sistema ancora facoltativo
Attualmente in Italia non esistono corsi obbligatori di educazione sessuale. Le linee guida ministeriali raccomandano di trattare l’argomento nei programmi, ma la decisione è lasciata ai singoli istituti.
Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, nel 2023, il ministro Valditara aveva lanciato il progetto “Educare alle relazioni”, destinato soprattutto agli studenti delle scuole superiori, per promuovere percorsi su rispetto e parità. Tuttavia, i fondi inizialmente previsti per l’educazione sessuale sono stati spostati sulla formazione dei docenti in tema di prevenzione dell’infertilità.
I dati Istat: i giovani iniziano sempre prima
Secondo l’Istat (luglio 2025), i ragazzi iniziano l’attività sessuale sempre più precocemente e il 23,1% dei giovani tra 14 e 19 anni mostra stereotipi legati alla violenza sessuale.
Il 15,6% ritiene che “la violenza dipenda dal modo di vestire delle ragazze”, mentre il 13,7% crede che “quando una ragazza dice no, in realtà intenda sì”.
Numeri che, per molti, rafforzano la necessità di un’educazione sessuale strutturata e diffusa, capace di contrastare pregiudizi e promuovere una cultura del consenso e del rispetto.

