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Elkann: “Un futuro di libertà per Repubblica e La Stampa”. Le ragioni della cessione del gruppo Gedi

Pubblicato il 24 Marzo 2026

Le ragioni della cessione del gruppo Gedi

Nel giorno della vendita del gruppo Gedi, John Elkann ha spiegato in un’intervista all’Ansa le motivazioni alla base di questa scelta, sottolineando un principio chiave: l’editoria può essere davvero indipendente solo quando è economicamente sostenibile.

Secondo Elkann, lui e la sua famiglia hanno sempre considerato i giornali come un servizio rivolto ai lettori. Tuttavia, in Italia, spesso l’informazione viene vista come uno strumento di potere e influenza, piuttosto che come una professione autonoma. Proprio per questo, la decisione di cedere le testate nasce dalla volontà di garantire maggiore libertà e prospettive di crescita ai giornalisti.

Le difficoltà del settore e la trasformazione mancata

Elkann ha ripercorso le tappe della creazione del gruppo Gedi, nato con l’obiettivo di rendere sostenibili realtà come Repubblica, La Stampa e le testate locali attraverso una forte trasformazione digitale.

Nonostante gli sforzi, però, il progetto non ha raggiunto i risultati sperati. La causa principale è stata la profonda crisi della carta stampata, che richiede dimensioni più grandi o un forte radicamento territoriale per sopravvivere.

Per questo motivo, la cessione è stata vista come una soluzione capace di assicurare sviluppo e indipendenza nel lungo periodo.

Il ruolo dei nuovi acquirenti

Per quanto riguarda La Stampa, Elkann ha evidenziato che un editore come Sae potrà garantire stabilità e forte legame con il territorio, elemento essenziale per una testata storicamente radicata nella sua comunità.

Diverso il discorso per Repubblica, affidata al gruppo Antenna, che offre una solida presenza internazionale e competenze avanzate nell’innovazione multimediale. Due fattori ritenuti decisivi per affrontare le sfide future, tra cui gli investimenti in tecnologie e Intelligenza Artificiale.

Italia al centro, oltre il tema dell’italianità

Rispondendo alle critiche sulla scelta di vendere a gruppi stranieri, Elkann ha chiarito la sua posizione: conta più l’interesse dell’Italia che la nazionalità degli investitori.

Ha ricordato come operazioni analoghe, come quelle che hanno coinvolto Comau e Iveco, abbiano dimostrato che entrare in gruppi più grandi può rafforzare le aziende mantenendo il loro ruolo nel Paese.

Elkann ha inoltre ribadito l’impegno industriale della sua realtà in Italia, sottolineando dati significativi: leadership nell’occupazione privata, negli investimenti e nei brevetti, oltre al sostegno a startup e iniziative sociali.

Un addio carico di significato

Non manca un velo di emozione nel momento in cui la famiglia Elkann esce dal mondo dell’editoria dopo oltre un secolo. Elkann ha ribadito la sua fiducia nel giornalismo, definendolo un pilastro fondamentale per la società.

La scelta, ha spiegato, è stata guidata dalla volontà di garantire un futuro libero e indipendente alle testate coinvolte, perché il Paese ha bisogno di informazione autonoma e solida.

Infine, ha ricordato il ruolo avuto in passato nel sostenere il Corriere della Sera, sottolineando come il suo attuale equilibrio economico sia anche frutto di quell’impegno.

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