Pubblicato il 24 Ottobre 2025
Una provincia intera affidata a una sola macchina
Ad Agrigento, chi si ammala di cancro deve letteralmente sperare che l’unica macchina per la radioterapia non si guasti.
Nella provincia, che conta oltre 430 mila abitanti, è operativo un solo acceleratore lineare, ormai datato, costretto a lavorare con doppi turni e soggetto a frequenti guasti tecnici.
Ogni volta che l’apparecchiatura si ferma, le cure vengono sospese, con conseguente allungamento delle liste d’attesa. Molti pazienti, impossibilitati ad aspettare, sono costretti a spostarsi altrove per proseguire i trattamenti.
“Non possono attendere: è in gioco la vita”, sottolinea Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva.
Standard non rispettati e fondi mai utilizzati
Gli standard stabiliti dal Servizio Sanitario Nazionale prevedono almeno quattro acceleratori ogni mezzo milione di abitanti, ma ad Agrigento ce n’è solo uno.
“Gli altri non sono mai stati acquistati, nonostante ci fossero i fondi”, denuncia Faraone.
I finanziamenti disponibili – Pnrr, Fondo di coesione e fondi europei – erano destinati proprio all’ammodernamento tecnologico della sanità, ma non sono stati utilizzati.
L’esposto in Procura
Di fronte a questa situazione, Faraone ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento, chiedendo di verificare le responsabilità del presidente della Regione Renato Schifani e dell’assessore alla Sanità Daniela Faraoni.
“Siamo davanti a una possibile omissione di atti d’ufficio e a un’interruzione di pubblico servizio”, conclude il vicepresidente di Italia Viva, richiamando l’attenzione su una crisi sanitaria che mette a rischio la vita dei cittadini agrigentini.

