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Esplosione a Roma: chi erano le due vittime del casolare al Parco degli Acquedotti

Pubblicato il 21 Marzo 2026

Identificate le persone morte nel crollo

Sono Sara Ardizzone, 35 anni, e Alessandro Mercogliano, 53 anni, le due persone decedute nel crollo di un casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti a Roma, causato da una violenta esplosione avvenuta all’interno della struttura.

In un primo momento si era ipotizzato che si trattasse di persone senza fissa dimora, ma l’identificazione è avvenuta successivamente, anche grazie a segni distintivi come i tatuaggi.

L’ipotesi dell’ordigno artigianale

Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, i due sarebbero stati impegnati nella realizzazione di un ordigno rudimentale quando qualcosa è andato storto, provocando la deflagrazione e il conseguente crollo del tetto.

Alcuni elementi raccolti sul posto rafforzano questa ipotesi: uno dei corpi presentava gravi mutilazioni compatibili con l’esplosione di materiale esplosivo, mentre i danni all’edificio indicano chiaramente un’esplosione sviluppatasi dall’interno.

Collegamenti con l’area anarchica

Entrambi risultavano vicini all’area anarchica riconducibile ad Alfredo Cospito, già al centro di diverse indagini negli ultimi anni. Gli inquirenti stanno valutando se l’ordigno fosse destinato a azioni dimostrative o di sabotaggio, anche se al momento non ci sono conferme su eventuali obiettivi.

Tra le ipotesi al vaglio figurano infrastrutture sensibili o simboli istituzionali, ma le verifiche sono ancora in corso.

Il passato di Alessandro Mercogliano

Alessandro Mercogliano, conosciuto come “Sandrone”, aveva precedenti legati a quell’ambiente. Era stato coinvolto nell’inchiesta “Scripta Manent”, che aveva ricostruito le attività della Federazione Anarchica Informale e di gruppi come il “Nucleo Olga”, accusati di attentati e invio di ordigni tra il 2003 e il 2016.

Arrestato nel 2016, era stato condannato in primo grado a cinque anni, per poi essere assolto in appello nel 2020.

Il profilo di Sara Ardizzone

Sara Ardizzone aveva un percorso diverso ma comunque segnato dall’attivismo. Dopo aver lavorato come assistente sociale in Umbria, era tornata a Roma, svolgendo anche attività nel commercio.

Negli ultimi anni era stata coinvolta in episodi legati all’area anarchica, tra cui una denuncia per una rapina durante un’azione contro un banchetto politico nel 2023.

Nel 2025, durante un’udienza del procedimento “Sibilla”, aveva dichiarato apertamente la propria adesione all’ideologia anarchica, arrivando a rivendicare la violenza come strumento di lotta.

Indagini in corso sulla dinamica

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per chiarire con precisione quanto accaduto. Sono state disposte autopsie sui corpi e sono in corso accertamenti tecnici sui resti dell’edificio e sui materiali rinvenuti.

Resta da stabilire con esattezza la natura dell’ordigno e soprattutto quale fosse il possibile obiettivo dell’azione che i due stavano preparando.

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