« Torna indietro

Famiglia del bosco, la madre guarda all’Europa: “Il nostro futuro non sarà in Italia”

Pubblicato il 2 Marzo 2026

L’intervista a “60 Minutes”: l’idea di lasciare il Paese

Penso che il nostro futuro sarà in qualche posto in Europa”. Con queste parole Catherine Birmingham, madre dei tre bambini che vivono con lei in una casa famiglia a Vasto, in provincia di Vasto, ha delineato uno scenario lontano dall’Italia.

La dichiarazione è arrivata durante un’intervista a 60 Minutes, noto programma di approfondimento della televisione australiana. In caso di ricongiungimento definitivo, la donna immagina quindi un trasferimento in un altro Paese europeo.

Quattro mesi in struttura, lontani dal padre

Da circa quattro mesi i tre figli, tra cui due gemelli, vivono con la madre nella struttura messa a disposizione dall’amministrazione locale, separati dal padre Nathan Trevallion. La coppia ha raccontato la propria versione dei fatti all’emittente australiana, spiegando alcune scelte di vita che hanno suscitato discussioni.

“È vero, non abbiamo lo scarico e utilizziamo il compostaggio per risparmiare acqua”, hanno ammesso. Ma Birmingham respinge ogni accusa: “Non abbiamo fatto nulla per danneggiare i nostri figli”, sostenendo che le autorità italiane ritengano invece più sicuro tenerli lontani dai genitori.

La madre parla apertamente di pregiudizi: “Mi trovo a combattere contro chi pensa che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato”.

“Non torneremo in Australia”

Alla domanda su un eventuale ritorno in patria, Birmingham ha escluso l’ipotesi di rientrare in Australia, Paese di cui è originaria. La motivazione è singolare: non intendono abbandonare il loro cavallo. Ma soprattutto, afferma, “i nostri figli non sopporterebbero ancora una volta quello che è accaduto in Italia”.

Non sono mancate critiche al governo di Canberra, accusato di essere rimasto indifferente alla vicenda. “L’umanità ci ha delusi in mille modi”, ha dichiarato.

Il nodo dell’istruzione e i test psicologici

La donna ha spiegato di aver accettato diversi compromessi con i servizi sociali: insegnante, vaccini e abitazione. Tuttavia resta ferma su un punto: “Non manderò a scuola i miei figli”, convinta di poter offrire loro opportunità superiori rispetto a quelle garantite da un’istruzione tradizionale.

Nel frattempo, la coppia dovrà sottoporsi ai test psicologici disposti dal tribunale per i minorenni. La perizia servirà a definire il profilo psicologico e la capacità genitoriale dei coniugi.

Il clima resta teso anche sul piano istituzionale: i Trevallion-Birmingham hanno presentato un esposto chiedendo la revoca dell’assistente sociale incaricata dal tribunale, sostenendo che non avrebbe svolto il proprio ruolo con la necessaria imparzialità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *