Pubblicato il 1 Marzo 2023
Per stare vicina alla figlia malata, ha finito le ferie. Per assentarsi dal lavoro, avrebbe dovuto andare avanti con i certificati di malattia, che però non sono retribuiti.
Ha rischiato di restare senza stipendio, se non fosse stato per il gesto dei suoi colleghi al supermercato in cui lavora, che le sono venuti in aiuto donandole le loro ferie, per un totale di 600 ore.
Una storia dolorosa e bellissima, quella di cui è protagonista mamma Irene che abita a Montescudaio (in provincia di Pisa) e che negli scorsi mesi si è trasferita a Firenze (nelle case messe a disposizione dalla Fondazione Tommasino Bacciotti) per seguire la figlia di 9 mesi in cura presso l’ospedale pediatrico Meyer, dove ha seguito una terapia d’impatto per una patologia tumorale polmonare.
Adesso la bambina ha 15 mesi e segue la chemioterapia, ma soltanto una volta ogni tre settimane e quindi è potuta tornare a vivere a casa sua, insieme alla made e al padre.
E’ proprio la mamma a raccontare la storia in un’intervista a Il Tirreno uscita mercoledì mattina.
“Lo Stato non offre nessun tipo di supporto in questi casi. I certificati per la malattia dei figli non sono retribuiti e io ho consumato ferie, permessi ore arretrate cumulate. I titolari dei punti vendita mi sono venuti incontro il più possibile ma a dicembre avevo finito tutto. Adesso però grazie ai miei colleghi sono coperta fino a giugno”.
Un gesto importantissimo anche alla luce dei problemi lavorativi per il padre della piccola, Alessio, al quale è scaduto da poco il contratto a termine in un supermercato a Pisa e il rinnovo non è arrivato, quindi è rimasto disoccupato.
“Dallo scorso 30 settembre la nostra vita è cambiata – racconta Irene – La pediatra ci mandò d’urgenza all’ospedale Cisanello di Pisa, poi mia figlia venne trasferita al Meyer, era a rischio di crisi respiratoria. Siamo state un mese e mezzo in ospedale e tre mesi fuori casa. Oggi torniamo lentamente a respirare, mia figlia sta meglio ma non è ancora fuori pericolo. Non mi sarei mai aspettata una solidarietà del genere dai miei colleghi, nonostante la gravità della situazione, per questo sono loro davvero riconoscente. E poi un ringraziamento alla Fondazione Bacciotti che ci ha accolto nei loro appartamenti”.
Aggiunge il padre Alessio: “Sostenere un affitto sarebbe stato per noi impossibile, tanto meno un albergo. Vogliamo raccontare la nostra storia per ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato ad uscire da questo periodo drammatico”.
La Fondazione Bacciotti, nata dopo la scomparsa del piccolo Tommasino nel 1999 per una rara forma di tumore cerebrale, mette a disposizione 25 appartamenti per le famiglie dei bambini ricoverati al Meyer (oltre cento persone o spitate ogni giorno), appartamenti indipendenti che offre in modo totalmente gratuito provvedendo al pagamento di affitti, manutenzione e utenze e, grazie al contributo di aziende sostenitrici, mensilmente le famiglie vengono rifornite con alimenti di vario genere.

