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Fondi negati al docufilm su Giulio Regeni: il caso in Parlamento. Giuli: “Scelta che non condivido”

Pubblicato il 8 Aprile 2026

Il ritorno in sala del documentario

Il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti e prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, torna nelle sale cinematografiche dopo le polemiche legate alla mancata concessione dei finanziamenti pubblici da parte della commissione del Ministero della Cultura.

Grazie al supporto di Circuito Cinema, il film viene ora riproposto in oltre 60 sale italiane, con proiezioni già attive in città come Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze.

Secondo Circuito Cinema, si tratta di un’opera necessaria, capace di riportare l’attenzione su una vicenda ancora aperta e dolorosa. Il documentario contribuisce infatti a mantenere viva la richiesta di verità e giustizia per Giulio Regeni, sostenuta con determinazione dalla sua famiglia. Il cinema, in questo contesto, viene descritto come strumento di memoria collettiva e responsabilità civile, non solo come mezzo narrativo.

Le parole del ministro Giuli alla Camera

Durante il question time alla Camera, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha risposto alle critiche sollevate, chiarendo con fermezza che non vi è stata alcuna censura né interferenza politica nella decisione di escludere il docufilm dai fondi.

Giuli ha però precisato di non condividere personalmente la scelta, pur sottolineando che essa non dipende da una decisione politica diretta. Il ministro ha infatti ribadito che il suo ruolo non gli consente di intervenire nelle valutazioni della commissione.

L’autonomia della Commissione

Un punto centrale dell’intervento del ministro riguarda l’indipendenza della Commissione incaricata di assegnare i contributi.

Giuli ha spiegato che il Ministero della Cultura non può influenzare in alcun modo il processo decisionale, né prima né dopo le valutazioni. Questa autonomia è considerata essenziale per garantire imparzialità, trasparenza e oggettività.

I finanziamenti, infatti, vengono attribuiti tramite procedure pubbliche e criteri tecnici ben definiti, stabiliti nei bandi ufficiali. Le decisioni sono affidate a una Commissione composta da 15 esperti, organizzata in sezioni che cambiano ogni anno per assicurare un sistema di valutazione equo.

Le motivazioni del mancato finanziamento

Il documentario su Regeni è stato presentato per ottenere fondi pubblici in due diverse occasioni, nel 2024 e nel 2025. In entrambi i casi, però, non ha raggiunto il punteggio minimo richiesto per accedere ai contributi.

Un elemento ritenuto significativo dal ministro è che le valutazioni negative siano state espresse in anni diversi e da commissioni differenti, a conferma di un giudizio tecnico costante nel tempo.

Giuli ha inoltre evidenziato che le polemiche pubbliche sono esplose solo dopo il secondo rifiuto, nonostante il primo esito negativo fosse avvenuto nel medesimo quadro normativo.

Scontro politico e dimissioni

Il caso ha assunto una forte rilevanza mediatica e politica, ma il ministro ha invitato a distinguere tra valutazioni tecniche e strumentalizzazioni politiche.

In merito alle dimissioni di alcuni membri della Commissione, Giuli le ha definite una forma legittima di dissenso, precisando però che eventuali accuse di condizionamento avrebbero dovuto essere accompagnate da prove concrete e circostanziate.

Il rapporto con la famiglia Regeni

Infine, il ministro ha affrontato anche il tema del rapporto con la famiglia di Giulio Regeni. Ha dichiarato che la vicenda lo coinvolge profondamente sul piano umano, ma ha scelto di mantenere riservatezza su eventuali contatti diretti, per evitare che possano apparire come gesti retorici.

Ha ribadito, in linea con quanto affermato dal governo, che la ricerca della verità sul caso Regeni resta una priorità, e che è fondamentale attenersi ai fatti per rispetto della memoria del ricercatore. Fonte: Agi

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