Pubblicato il 28 Dicembre 2023
Il giurì d’onore chiesto alla Camera da Giuseppe Conte dopo le parole di Giorgia Meloni si farà.
Lo annuncia il presidente Lorenzo Fontana.
“Ho assunto una decisione qualche giorno fa. Si farà. Lo presiederà Giorgio Mulè e auspico che si possa dirimere la questione”, sottolinea.

“Una scelta doverosa e apprezzabile”, così il leader M5S commenta la decisione del presidente della Camera.
I FATTI
Giuseppe Conte considera il Mes il punto debole di Giorgia Meloni e non vuole darle via di scampo, soprattutto dopo le “dolose menzogne smentite, dagli atti parlamentari”, che la premier gli ha lanciato alla Camera e al Senato due settimane fa.
In particolare quando ha attaccato il governo Conte due sul Mes, mostrando in aula il fax con cui l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il 20 gennaio del 2021, diede istruzioni all’ambasciatore a Bruxelles di sottoscrivere le modifiche al fondo salva-Stati dell’Ue.
Anche per questo, si osserva nel suo partito, il leader del M5s ha chiesto formalmente a Lorenzo Fontana la nomina di un giurì d’onore che valuti le affermazioni della presidente del Consiglio, secondo cui Conte tre anni fa diede il via libera al Meccanismo europeo di stabilità “contro il parere del Parlamento, senza dirlo agli italiani, con il favore delle tenebre”.
COS’E’ IL GIURI’ D’ONORE
“Quando nel corso di una discussione un deputato sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità, egli può chiedere al presidente della Camera di nominare una commissione la quale giudichi la fondatezza dell’accusa”.
È l’articolo 58 del Regolamento della Camera che indica cos’è e quali sono le funzioni di un giurì d’onore. Si tratta della commissione la cui costituzione è stata chiesta dal presidente del M5s Giuseppe Conte
L’ultima volta che un Giurì è stato costituito è successo proprio su decisione di Fontana il 31 gennaio scorso su richiesta del Pd per le dichiarazioni in aula di Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, contro 3 deputati Dem per la visita in carcere all’anarchico Alfredo Cospito in regime di 41 bis e in sciopero della fame da oltre 100 giorni.
Nella prassi parlamentare la nomina di un Giurì d’onore presuppone tre elementi: innanzi tutto l’addebito personale e diretto di un parlamentare nei confronti di un altro nel corso di una discussione; in secondo luogo l’attribuzione di fatti determinati e non quindi l’espressione di un giudizio o una opinione; e infine la possibilità che la commissione di indagine – che non dispone di poteri coercitivi – possa acquisire elementi di conoscenza in ambito parlamentare o attraverso testimonianze spontanee degli interessati.
Il Giurì d’onore è uno strumento a cui non si ricorre molto di frequente, visto che raramente i deputati trascendono nel linguaggio senza incorrere in sanzioni più gravi. Il Regolamento stabilisce che se un parlamentare ricorre “a parole sconvenienti” (articolo 59) sia richiamato dal presidente e che sia espulso (articolo 60) se viene richiamato una seconda volta o se “ingiuria uno o più colleghi o membri del governo”.
Nelle passate legislature giurì d’onore furono costituiti per giudicare su parole e toni eccessivamente forti usati da alcuni deputati, come nei cosi di Benito Paolone di An nel 2004 e Franco Barbato di Italia dei valori nel 2010 e nel 2012.
A volte la costituzione del Giurì viene evitata grazie alle scuse dell’accusatore, come è successo l’11 dicembre del 2009 con le scuse di Maurizio Paniz di Forza Italia a Marco Minniti per le sue affermazioni del giorno precedente.

