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Giuseppe Fava: tra Arte e Impegno Civile, la Mostra per il Centenario alla GAM – Gallery

Pubblicato il 15 Settembre 2025

Un percorso tra arte e memoria

La figura poliedrica di Giuseppe Fava, giornalista, scrittore e drammaturgo ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984, viene celebrata attraverso una mostra che unisce arte e impegno civile, rivolta a cittadini, turisti e studenti. Fava fu anche artista fin dall’infanzia, un aspetto spesso meno conosciuto della sua vita.

La mostra del centenario

In occasione del centenario della sua nascita, il 15 settembre 1925, la Galleria d’Arte Moderna di Catania ospita l’esposizione “La cultura e il diavolo. L’arte di Giuseppe Fava tra impegno civile, politico e intellettuale”, curata da Vittorio Ugo Vicari e promossa dalla Fondazione Giuseppe Fava con il sostegno della famiglia e del Comune di Catania, oltre al patrocinio dell’Accademia di Belle Arti.

L’iniziativa resterà aperta fino al 6 gennaio 2026. La presentazione della mostra ha visto la partecipazione di Gianni Latino, ideatore del manifesto, Vittorio Ugo Vicari, Giuseppe Maria Andreozzi, Maria Teresa Ciancio e Paolo Di Caro, in rappresentanza del sindaco Enrico Trantino.

L’arte di Fava: un percorso inedito

Con trentacinque opere, tra dipinti a olio, incisioni e disegni, molti dei quali inediti, la mostra svela lati poco noti di Fava al di là del suo impegno civile. Il percorso espositivo parte dai primi lavori del 1933, quando aveva appena otto anni, fino alle opere realizzate poche settimane prima della sua morte.

L’allestimento, concepito come un dramma tragico classico, restituisce l’immagine di Fava come intellettuale militante e uomo innamorato della vita, della gente comune, dei paesaggi, della città, delle tradizioni popolari e delle relazioni umane. Le opere, sia note che inedite, dialogano tra loro, evidenziando la vitalità del territorio e l’attenzione costante alla dimensione umana.

L’impegno civile attraverso l’arte

Fava fu convinto che l’emancipazione dei siciliani dalla mafia fosse possibile solo tramite educazione e azione collettiva. Questa visione è richiamata anche nell’identità visiva ideata da Gianni Latino, dove la parola “Cultura” appare in un campo grafico complesso, simboleggiando le difficoltà della sua affermazione nel dopoguerra siciliano, ma con lettere bianche a rappresentare un possibile riscatto.

Un erede di linguaggi diversi

Il percorso espositivo si basa in gran parte sull’Archivio Storico Giuseppe Fava di Gravina di Catania. Fava padroneggiava diversi strumenti espressivi – dal pennello alla macchina da scrivere, dal palcoscenico al microfono, fino al bulino e alla cinepresa – cercando sempre corrispondenze tra linguaggi per rendere accessibili i suoi personaggi: mafiosi, operai, prostitute, immigrati e altri protagonisti della vita quotidiana, narrati senza retorica né giudizio morale.

Riposizionare Fava tra i grandi intellettuali

Secondo i promotori, l’obiettivo della mostra è riposizionare Giuseppe Fava tra i grandi intellettuali del secondo dopoguerra, valorizzando non solo la sua denuncia contro la mafia, ma anche la profonda osservazione della società del suo tempo.

Informazioni

La mostra è a ingresso libero e aperta:

  • Lunedì-giovedì: 16:00 – 20:00
  • Venerdì-sabato: 16:00 – 21:00

La mattina è riservata a visite guidate per gruppi e scuole, su prenotazione: mostre@fondazionefava.it

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