Pubblicato il 22 Settembre 2025
Parole cariche di dolore e rabbia quelle di Giuseppe Mendico, papà di Paolo, il ragazzo scomparso dopo una lunga battaglia silenziosa contro il bullismo, rilasciate ai colleghi di chedonna.it. Il padre ha raccontato episodi che il giovane gli aveva confidato: umiliazioni, insulti e persino aggressioni fisiche.
«Diceva che lo avevano sbattuto al muro, che lo prendevano in giro chiamandolo “femminuccia” o “Nino D’Angelo” per i suoi capelli lunghi. Tanto che li aveva tagliati apposta, per non essere più deriso» ha ricordato il papà, sottolineando come lui e la moglie avessero segnalato più volte la situazione ai vicepresidi.
Mendico spiega che un rappresentante di classe aveva confermato l’episodio dell’aggressione, ma nonostante ciò, attorno al figlio si era creato un silenzio pesante: «Ho visto un solo ragazzo, Andrea. Nessun altro. Neppure i genitori. Solo un compagno si è presentato in chiesa per fare le condoglianze. Gli altri, niente. È inutile inventare storie».
Un grido che mette in luce la solitudine di chi affronta un dramma del genere e rilancia con forza la necessità di non abbassare mai la guardia contro il bullismo.
«Aveva lottato con tutte le sue forze – aggiunge il padre – ma nessuno dovrebbe trovarsi solo in una battaglia così».
Il caso di Paolo, purtroppo, non è isolato: è il simbolo di una piaga che ancora oggi continua a segnare tanti ragazzi e famiglie. La sua storia ci ricorda che il bullismo uccide, anche nel silenzio.
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