Pubblicato il 16 Ottobre 2025
La storica rivista satirica di Livorno si ferma dopo oltre sessant’anni
Brutte notizie per gli appassionati de Il Vernacoliere, il celebre mensile di satira e umorismo fondato da Mario Cardinali nel 1961. Attraverso un comunicato ufficiale, lo stesso direttore ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni dopo il numero di novembre, segnando la fine – almeno temporanea – di una delle esperienze editoriali più longeve e anticonformiste d’Italia.
Nel suo messaggio, Cardinali si è rivolto con affetto ai collaboratori storici, augurandosi che si tratti di una pausa e non di un addio definitivo:
“Dopo il numero di novembre il Vernacoliere sospende le pubblicazioni. No, non è Trump che vi parla, e neppure la Meloni. Son io, il Vernacoliere, che nuntia vobis dolorem magnum, anzi magnissimo.”
Una pausa diversa dalle precedenti
Non è la prima volta che la rivista livornese si ferma. Era già accaduto durante la pandemia di Covid-19 e in un’altra occasione, ma sempre con riprese rapide. Questa volta, però, l’annuncio lascia intendere una situazione più complessa.
Cardinali, con il suo consueto tono ironico, spiega:
“Nessuno è eterno, neanche Mario Cardinali. Dopo sessantacinque anni di Vernacoliere e quasi novant’anni sulle spalle, mi sento un po’ stanchino. Il cervello funziona ancora, ma sottosotto ciondola.”
La decisione arriva quindi come un atto di lucidità e di affetto verso la propria creatura editoriale, prima che – come dice lo stesso direttore – “cominci a perdere i pezzi verso la cascata finale”.
L’attesa di tempi migliori e l’apertura al digitale
Cardinali lascia comunque una porta aperta alla speranza:
“In attesa di tempi migliori, vediamo se dopo di me ci potrà essere qualcosa oltre il diluvio. Di menti valide ce ne sono ancora molte nel gruppo che ha portato avanti il Vernacoliere, e il mondo digitale è lì che aspetta, con un’intelligenza pronta, anche artificiale.”
L’idea di un possibile rinnovamento in chiave digitale non è quindi esclusa, anche se il futuro del mensile resta incerto.
La crisi della carta e dell’editoria tradizionale
Tra le cause principali dello stop, Cardinali cita la crisi profonda della carta stampata:
“I giornali non li legge più nessuno, sommersi dai social e dai telefonini che ormai dettano legge. Le edicole chiudono a migliaia e quelle rimaste vendono gadget più che giornali. I costi di stampa superano ormai gli incassi.”
Il direttore denuncia anche un declino del giornalismo indipendente, sostituito da una stampa troppo vicina al potere:
“Oggi i quotidiani raccolgono la bava dei laudatori a richiesta, con giornalisti pronti a leccare i culi di governo, qualunque sia il colore. Il nostro Vernacoliere ha sempre vissuto solo delle proprie vendite, senza pubblicità né finanziamenti, e questo ha un prezzo.”
Un addio affettuoso e carico di gratitudine
Il messaggio si chiude con parole di affetto e riconoscenza verso chi ha condiviso il lungo cammino del giornale:
“Coraggio, amici e collaboratori cari. Vediamo se, dopo aver ripreso fiato, ce la faremo ancora una volta. Vi lascio il mio grazie più sincero per aver tenuto alto il prestigio d’una storica bandiera d’irriverenza satirica.”
Cardinali dedica infine un ricordo speciale al fratello Umberto, colonna portante del giornale per oltre trent’anni:
“È stato il cuore e la spina dorsale della diffusione del nostro foglio di libero pensiero.”

