Pubblicato il 12 Dicembre 2025
45 misure cautelari per associazioni dedite al patrimonio archeologico.
Alle prime ore dell’alba del 12 dicembre 2025, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania, hanno eseguito un’operazione su larga scala contro associazioni per delinquere radicate nelle province di Catania e Siracusa, finalizzate a scavi archeologici illeciti.
Le attività investigative, supportate dal 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri e dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia”, si sono estese anche a Roma, Firenze, Ravenna, Ferrara, e persino all’estero, Regno Unito e Germania, con l’esecuzione di 45 misure cautelari personali.
I reati contestati
I soggetti coinvolti sono ritenuti responsabili di:
- Associazione per delinquere
- Violazioni sulle ricerche archeologiche
- Impossessamento illecito di beni culturali
- Furto e ricettazione di beni archeologici
- Autoriciclaggio e falsificazione di reperti
- Esportazione illecita e contraffazione di opere d’arte
I provvedimenti includono 9 custodie cautelari in carcere, 14 arresti domiciliari, 17 obblighi di dimora, 4 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 1 sospensione dell’esercizio d’impresa a carico di un titolare di casa d’aste.
Sequestri e reperti archeologici
Nella prima fase dell’indagine, i Carabinieri avevano già sequestrato circa 10.000 reperti archeologici, tra cui 7.000 monete antiche rare provenienti dalle zecche della Magna Grecia e della Sicilia, come Heraclea, Reggio, Selinunte, Katane, Siracusa, Panormos e Gela.
Sono stati recuperati anche reperti numismatici unici, tra cui bronzi di Akragas, Menaion, Alaisa Archonidea, Kalacte e Mamertini, oltre a oggetti provenienti da zecche minori come Alykiai, Iaitas e Ziz-Panormos.
Oltre alle monete, sono stati sequestrati centinaia di reperti fittili, fibule protostoriche, crateri a figure rosse e nere, anelli in bronzo, punte di freccia e strumenti da scavo, tra cui metal detector e attrezzature per scavi clandestini. Il valore complessivo dei beni ammonta a circa 17 milioni di euro.
Il modus operandi della rete criminale
L’indagine, avviata nel 2021 a seguito di segnalazioni del Parco Archeologico di Agrigento, ha evidenziato 76 scavi clandestini compiuti in siti siciliani e calabresi, con traffici internazionali dei reperti verso case d’aste straniere.
La struttura criminale, definita “archeomafia”, prevedeva:
- Squadre di tombaroli specializzati nello scavo illegale
- Ricettatori locali
- Trafficanti internazionali
Le indagini hanno incluso arresti in flagranza, perquisizioni in Germania, intercettazioni telefoniche e telematiche, pedinamenti e video-riprese, permettendo di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito e documentare le operazioni di contraffazione.
Laboratorio clandestino e produzione di falsi
Durante le perquisizioni, è stato scoperto un laboratorio clandestino nell’area catanese, utilizzato per la produzione di falsi archeologici in ceramica e monete in bronzo, con strumenti professionali come stampi, conii e bilancini.
Conclusioni dell’indagine
Grazie alla complessa attività investigativa dei Carabinieri TPC, è stata smantellata una rete altamente specializzata, operante principalmente nell’area etnea e con ramificazioni internazionali, assicurando alla giustizia i protagonisti del traffico illegale di reperti archeologici, garantendo così la tutela di un patrimonio culturale di inestimabile valore.

