Pubblicato il 21 Novembre 2025
Il provvedimento del Consiglio dei Ministri
Il Consiglio dei Ministri ha deciso lo scioglimento del Comune di Paternò a causa di infiltrazioni della criminalità organizzata. Su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’amministrazione comunale sarà commissariata per 18 mesi.
Le indagini alla base della decisione
La scelta del Governo segue il lavoro della Commissione di accesso antimafia, nominata dall’ex prefetto di Catania Maria Carmela Librizzi. L’ispezione era stata disposta a seguito dell’operazione “Athena”, condotta lo scorso aprile dai Carabinieri della Compagnia di Paternò.
L’inchiesta ha coinvolto il sindaco Nino Naso, l’ex assessore Turi Comis e l’amministratore Pietro Cirino, tutti indagati e oggi imputati per voto di scambio politico-mafioso. Tra gli indagati figurano anche due presunti esponenti di Cosa Nostra: Vincenzo Morabito, vicino al clan Laudani di Catania, e Natale Benvenga.
I condizionamenti mafiosi emersi
Secondo la relazione della Commissione, sono emersi pesanti condizionamenti mafiosi nell’azione amministrativa, nelle dinamiche interne al Comune e nei rapporti con soggetti esterni riconducibili alla criminalità organizzata.
La gestione straordinaria
A guidare il Comune sarà ora la Commissione straordinaria, nominata dal Ministero dell’Interno, con il compito di:
- Ristabilire la legalità
- Garantire la continuità amministrativa
- Riorganizzare gli uffici comunali dopo le gravi ingerenze riscontrate
Con questa decisione, Paternò entra ufficialmente nella lista dei Comuni sciolti per mafia, uno dei più severi provvedimenti previsti dall’ordinamento per contrastare le infiltrazioni criminali negli enti locali.

