Pubblicato il 10 Gennaio 2026
La tensione in Iran continua ad aumentare mentre le manifestazioni contro la grave crisi economica non accennano a fermarsi. Le proteste, iniziate il 28 dicembre, stanno assumendo proporzioni sempre più ampie e violente, con un numero di vittime in costante crescita e una risposta sempre più dura da parte delle autorità.
Bilancio delle proteste: decine di morti e migliaia di arresti
Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, il numero dei morti negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza ha raggiunto 72 vittime, mentre gli arresti sono saliti a 2.311. Le proteste sarebbero state registrate in 512 località di 180 città, distribuite in 31 province del Paese.
Le cifre, tuttavia, potrebbero essere sottostimate. Un medico di Teheran, citato dalla rivista Time, ha parlato di almeno 217 morti registrati in soli sei ospedali della capitale in una sola serata. La discrepanza, secondo gli osservatori, dipenderebbe da criteri di conteggio differenti, dato che Hrana include solo le vittime formalmente identificate.
Ospedali al collasso: feriti gravi e carenza di personale
La situazione sanitaria appare drammatica. La Bbc ha raccolto le testimonianze di un medico e di un paramedico iraniani che descrivono ospedali sovraffollati di feriti.
Un medico ha riferito che l’ospedale oftalmico Farabi di Teheran è entrato in modalità di emergenza, mentre un paramedico di Shiraz, nel sud-ovest del Paese, ha denunciato la mancanza di chirurghi per far fronte all’afflusso continuo di pazienti. Molti dei feriti presenterebbero lesioni da arma da fuoco alla testa e agli occhi.
Khamenei alza il livello di allerta delle Guardie Rivoluzionarie
In un contesto segnato anche da un blackout quasi totale di internet, la guida suprema Ali Khamenei ha ordinato di portare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica al livello di allerta più alto, persino superiore a quello adottato durante la guerra con Israele dello scorso giugno.
Secondo fonti della Repubblica Islamica citate dal Telegraph, Khamenei avrebbe rafforzato il coordinamento diretto con i Pasdaran, ritenuti più affidabili rispetto a esercito e polizia, poiché considerati meno esposti al rischio di defezioni.
Minaccia della pena di morte per i manifestanti
Il clima repressivo si è ulteriormente irrigidito dopo le dichiarazioni del procuratore generale di Teheran, Mohammad Movahedi Azad, che ha avvertito come chiunque partecipi alle proteste possa essere accusato di essere un “nemico di Dio”, un reato che in Iran può essere punito con la pena di morte.
Scuole chiuse e lezioni online
A causa dell’instabilità, le autorità hanno annunciato la chiusura delle scuole per la giornata di domani, domenica, con il passaggio alla didattica a distanza per tutti i livelli di istruzione. Anche l’Università di Teheran ha comunicato che le lezioni si terranno online dal 10 al 14 gennaio, mentre gli esami rimarranno in presenza.
Le cause delle proteste: crisi economica e sfida al regime
Le manifestazioni sono esplose dopo il crollo del rial, che ha superato la soglia di 1,4 milioni per un dollaro, in un’economia già piegata dalle sanzioni internazionali, in gran parte legate al programma nucleare iraniano.
Nel corso dei giorni, le proteste hanno superato la dimensione economica, trasformandosi in una sfida diretta alla teocrazia iraniana, mettendo in discussione le fondamenta stesse del potere politico e religioso del Paese. Fonte: LaPresse – Immagine di repertorio

