Pubblicato il 2 Marzo 2026
L’audizione sulla crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran
Nel corso di un’informativa al Senato sulla situazione in Iran e nell’area del Golfo Persico, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che nessun Paese europeo era stato preventivamente avvisato dell’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
“Ho scritto ai miei colleghi ministri della Difesa: nessun Paese europeo ha ricevuto comunicazioni prima che gli aerei fossero già in volo”, ha spiegato il ministro, sottolineando che l’obiettivo prioritario dell’operazione era colpire il bersaglio principale. Secondo quanto riferito, né Paesi occidentali né orientali, né gli Stati arabi, sarebbero stati messi al corrente in anticipo.
La permanenza a Dubai: “È stata una mia decisione”
Crosetto ha affrontato anche la questione della sua presenza a Dubai durante le prime fasi dei raid. Il ministro ha precisato che la scelta di rimanere negli Emirati è stata personale.
“Avrei potuto lasciare immediatamente Dubai senza nemmeno comunicarlo, ma ho deciso di restare vista la situazione”, ha dichiarato. Ha inoltre ammesso: “Forse ho sbagliato come ministro, e me ne scuso”, spiegando di trovarsi lì con i figli per un periodo di ferie, durante il quale erano comunque previsti incontri istituzionali.
Dopo una notte di bombardamenti, Crosetto ha accompagnato i figli a Mascate e ha fatto rientro in Italia per riprendere le sue funzioni.
Sicurezza rafforzata per il personale italiano
Il ministro ha assicurato che i rischi per il personale italiano nell’area erano già stati ridotti nelle settimane precedenti. In particolare:
- È stata alleggerita la presenza del personale non indispensabile
- Sono state riviste e approvate le procedure di sicurezza
- Sono stati aggiornati i piani di emergenza ed evacuazione
Parallelamente, è in corso un lavoro con la Farnesina per tutelare anche i cittadini italiani presenti nella regione.
Nuove crisi, nuove regole: serve maggiore flessibilità operativa
Crosetto ha evidenziato la necessità di rivedere il quadro normativo che disciplina la partecipazione italiana alle missioni internazionali. Secondo il ministro, l’attuale impianto legislativo è pensato per scenari più stabili, mentre oggi le crisi evolvono con rapidità imprevedibile.
“Serve la possibilità di adeguare tempestivamente la presenza militare in base alle esigenze operative e alla sicurezza del personale”, ha affermato, auspicando strumenti normativi più flessibili, nel pieno rispetto del Parlamento, per garantire reazioni rapide a contesti in continua trasformazione.
La guerra dei droni e il ritardo europeo
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato la trasformazione dei conflitti moderni. Di fronte ad attacchi con droni, ha osservato Crosetto, l’Italia e diversi Paesi europei risultano in ritardo sul piano delle difese.
“Le nuove armi, soprattutto i droni, sono molto più difficili da contrastare rispetto a quelle tradizionali”, ha spiegato, ricordando che negli ultimi due anni sono stati avviati investimenti per colmare il divario.
Secondo il ministro, la cosiddetta “guerra dei droni”, sviluppatasi in particolare nel conflitto in Ucraina, ha cambiato radicalmente il modo di combattere, imponendo un ripensamento strategico complessivo.
Gli obiettivi dell’operazione contro Teheran
Crosetto ha inoltre illustrato la natura dell’azione condotta da Stati Uniti e Israele contro Teheran. Le operazioni, ha spiegato, sono state pianificate per colpire i nodi centrali dell’apparato militare iraniano:
- Centri di comando
- Sistemi di difesa aerea
- Infrastrutture legate ai programmi missilistici e ai droni
Secondo Washington e Tel Aviv, tali strutture rappresenterebbero una minaccia permanente e imminente. L’obiettivo dichiarato dell’offensiva sarebbe quello di ridurre la capacità offensiva iraniana, mentre le autorità israeliane hanno definito l’azione come preventiva rispetto a un rischio considerato esistenziale.
Il caso Cipro e l’allargamento del fronte
Il ministro ha infine richiamato l’attenzione sull’attacco avvenuto a Cipro, giudicandolo più significativo di quanto inizialmente percepito.
Pur riconoscendo la presenza di una base britannica sull’isola, Crosetto ha posto una questione più ampia: se viene colpita una base di un Paese non direttamente coinvolto, quanti altri Stati possono ritenersi potenzialmente esposti?
“La mia principale preoccupazione è questa: in una guerra in cui qualcuno sembra non avere nulla da perdere, la possibilità di azioni imprevedibili supera la nostra capacità di immaginazione”, ha affermato.
Al suo rientro in Italia, la priorità è stata valutare, insieme agli altri partner europei, quanta capacità di difesa comune possa essere messa in campo, non solo verso il fronte orientale già noto, ma anche verso nuovi scenari di crisi.
“È questa la nostra responsabilità: garantire la sicurezza dell’Italia e dei nostri cittadini”, ha concluso il ministro.

