Pubblicato il 11 Gennaio 2026
Manifestazioni a Teheran e repressione sotto blackout digitale
Questa notte tra sabato e domenica, le strade di Teheran sono state attraversate da cori e slogan contro il governo, segnando quella che viene descritta come la più ampia ondata di proteste contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni. Le manifestazioni si sono svolte in un clima di forte repressione, aggravato da un blackout quasi totale di internet, che limita da oltre due giorni la circolazione di informazioni nel Paese.
Secondo quanto riportato da Afp, la rete risulta bloccata da più di 60 ore, una misura che le autorità avrebbero adottato per contenere e oscurare le mobilitazioni popolari.
Teheran accusa Washington, proteste estese in tutto il Paese
Il governo iraniano attribuisce agli Stati Uniti la responsabilità delle proteste, iniziate circa due settimane fa nella capitale sullo sfondo di una grave crisi economica e successivamente diffuse in diverse regioni del Paese. Le richieste dei manifestanti si sono progressivamente radicalizzate, arrivando a invocare l’estromissione delle autorità religiose dal potere.
Ong: “Almeno 116 morti e oltre 2.600 arresti”
Il bilancio delle vittime è aumentato rapidamente. Secondo l’ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), i morti sono saliti ad almeno 116, quasi il doppio rispetto alle stime iniziali. Sette delle vittime sarebbero minorenni.
L’organizzazione riferisce che la maggior parte delle persone è stata uccisa con munizioni vere o colpi a pallini, spesso sparati a distanza ravvicinata. Tra i deceduti figurerebbero 37 membri delle forze armate o di sicurezza, oltre a un magistrato. Gli arresti, sempre secondo Hrana, avrebbero raggiunto quota 2.638 persone.
La polizia: “Aumentato il livello di scontro”
Il comandante in capo della polizia iraniana, Sardar Radan, ha dichiarato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato”, rivendicando quelli che ha definito “arresti importanti”. Secondo il generale, i principali responsabili dei disordini della notte precedente sarebbero stati fermati.
Preoccupazione internazionale e avvertimenti incrociati
Le organizzazioni per i diritti umani avevano già segnalato decine di vittime nei giorni scorsi e hanno espresso timori per un’ulteriore escalation repressiva. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che Washington sarebbe “pronta ad aiutare” il movimento di protesta, avvertendo al contempo che l’Iran si troverebbe in “grossi guai” per la gestione della crisi.
Da Teheran è arrivata una risposta dura. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha avvertito che qualsiasi attacco statunitense provocherebbe una reazione contro Israele e contro le basi militari americane nella regione, definite “obiettivi legittimi”. In questo contesto, Tel Aviv resta in stato di massima allerta.
Blackout di internet oltre le 60 ore
Il blocco della rete, monitorato da Netblocks, continua senza interruzioni. L’organizzazione ha denunciato su X che la censura digitale rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere della popolazione iraniana, sottolineando che il blackout ha ormai superato le 60 ore, in un momento cruciale per il futuro del Paese.

