Pubblicato il 23 Febbraio 2026
La USS Gerald R. Ford nel Mediterraneo orientale
La crisi tra Iran e Stati Uniti entra in una fase sempre più delicata. Mentre si lavora a possibili bozze di accordo per riportare le parti al tavolo negoziale entro la settimana, la presenza militare americana si rafforza nel Mediterraneo.
Secondo immagini diffuse dai media israeliani, la portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, si trova nelle acque dell’isola di Creta. Un segnale che molti osservatori leggono come un chiaro messaggio strategico rivolto a Teheran.
Intanto, nella capitale iraniana, un grande cartellone in piazza Enqelab-e-Eslami mostra una portaerei americana con jet danneggiati e la scritta in farsi e inglese: “Chi semina vento, raccoglie tempesta”, a testimonianza del clima di forte contrapposizione.
Il New York Times: “Trump pronto a un primo attacco limitato”
Secondo quanto riportato dal The New York Times, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando un attacco mirato nei prossimi giorni.
L’obiettivo, riferiscono consiglieri citati dal quotidiano, sarebbe quello di dimostrare ai vertici iraniani la determinazione americana e spingerli ad accettare la rinuncia alla capacità di produrre armi nucleari.
Al momento non esiste una decisione definitiva, ma sul tavolo resterebbe anche un’opzione più ampia: qualora Teheran non cedesse, Washington potrebbe considerare un’azione militare su larga scala entro la fine dell’anno, con l’intento di destabilizzare la leadership della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.
Teheran avverte: “Non esistono attacchi limitati”
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato che qualsiasi attacco, anche circoscritto, sarà considerato un atto di aggressione a tutti gli effetti.
“Non esiste un attacco limitato: un’aggressione è un’aggressione”, ha affermato, sottolineando che l’Iran eserciterà il proprio diritto alla legittima difesa con decisione e forza. Parole che chiudono la porta a interpretazioni morbide di eventuali operazioni militari circoscritte.
Netanyahu: “Pronti a ogni scenario, patto con gli Usa mai così forte”
Dal fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito la solidità dell’asse con Washington.
Parlando alla Knesset, ha dichiarato che un eventuale attacco iraniano contro Israele sarebbe “il più grave errore della sua storia” e che la risposta israeliana sarebbe di un’intensità “che non possono nemmeno immaginare”.
Netanyahu ha inoltre sottolineato che “il patto con gli Stati Uniti non è mai stato così stretto”, assicurando che Israele è preparato ad affrontare qualsiasi sviluppo: “Stiamo vivendo tempi complessi. Nessuno sa cosa accadrà, ma siamo pronti a ogni tipo di scenario”.
Terzo giorno di proteste nelle università iraniane
Sul piano interno, la pressione cresce anche nelle città iraniane. Per il terzo giorno consecutivo, studenti universitari sono scesi in piazza in diverse località del Paese, contestando il regime degli ayatollah.
Le prime manifestazioni sono partite da atenei di Teheran e si sono poi estese fino ad Abadan, nell’Iran occidentale, dopo l’arresto di un docente. I manifestanti hanno intonato slogan contro la Guida Suprema e mostrato sostegno al principe in esilio Reza Pahlavi.
In alcuni video circolati sui social si vede bruciare la bandiera della Repubblica Islamica, mentre in diverse università, tra cui quella della capitale, le forze paramilitari Basij sarebbero intervenute contro gli studenti.
Il quadro complessivo è quello di una crisi multilivello, con tensioni militari internazionali e fermento interno che si alimentano a vicenda, rendendo le prossime settimane decisive per gli equilibri della regione. Foto di repertorio

