Pubblicato il 11 Gennaio 2026
Teheran in rivolta, blackout di Internet e tensioni internazionali
11 gennaio 2026, ore 16:45
Il bilancio delle vittime delle manifestazioni in Iran continua a crescere. Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), il numero dei morti ha raggiunto quota 466, mentre le autorità hanno disposto migliaia di arresti. Le proteste, iniziate per il peggioramento delle condizioni economiche, si sono trasformate nel più vasto movimento di contestazione contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni.
Scontri notturni e accuse contro gli Stati Uniti
Nella notte tra venerdì e sabato, Teheran è stata attraversata da slogan antigovernativi, nonostante una repressione durissima condotta sotto la copertura di un blackout totale di Internet, in vigore da oltre 60 ore. Il governo iraniano ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità delle manifestazioni, sostenendo che le proteste siano state fomentate dall’esterno per destabilizzare il Paese.
Uccisioni a distanza ravvicinata e arresti di massa
Secondo Hrana, la maggior parte delle vittime è stata colpita con munizioni vere o pallini sparati a distanza ravvicinata. Tra i morti figurerebbero anche 37 membri delle forze di sicurezza e un magistrato. L’organizzazione riferisce inoltre di 2.638 persone arrestate in tutto il Paese.
La linea dura della polizia e del governo
Il comandante della polizia nazionale, Sardar Radan, ha dichiarato che “il livello dello scontro con i rivoltosi è aumentato”, rivendicando arresti mirati contro quelli che ha definito i principali responsabili dei disordini. Parallelamente, la magistratura ha annunciato una linea di tolleranza zero, con il procuratore generale che ha minacciato anche la pena di morte per i manifestanti.
Repressione anche durante i funerali
Secondo fonti di Iran International, le forze di sicurezza avrebbero attaccato con gas lacrimogeni e armi ad aria compressa le famiglie riunite al cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per commemorare i manifestanti uccisi. Le autorità, sempre secondo queste fonti, chiederebbero circa 6.000 dollari ai familiari per la restituzione delle salme, nel tentativo di scoraggiare nuove proteste.
Testimonianze shock dalle strade della capitale
Diversi manifestanti hanno raccontato ai media internazionali scene di violenza estrema: folle immense, spari con fucili militari e corpi ammucchiati negli ospedali. Una donna ha riferito di aver assistito all’uccisione di numerose persone in una sola notte, mentre altri testimoni parlano di feriti gravi abbandonati senza cure in una situazione descritta come “completamente caotica”.
Un’assistente sociale presente alle manifestazioni ha definito quanto accaduto “un incubo”, raccontando di proiettili, gas lacrimogeni e armi elettriche usate indiscriminatamente. Ha inoltre dichiarato di aver visto una giovane colpita al collo con un dispositivo elettrico fino a perdere i sensi.
Il dibattito interno: proteste o rivolte
Il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha invitato a distinguere tra proteste legittime e quelle che ha definito “azioni violente organizzate”, sostenendo che le rivendicazioni economiche iniziali siano state strumentalizzate da gruppi con finalità destabilizzanti.
Allerta regionale e minacce di ritorsione
Sul piano internazionale, cresce la tensione. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere “pronti ad aiutare” il movimento di protesta, mentre Teheran ha avvertito che qualsiasi attacco americano provocherebbe una reazione militare contro Israele e le basi statunitensi nella regione. In Parlamento, al termine di un intervento del presidente Mohammad Baqer Qalibaf, i deputati hanno scandito lo slogan “Morte all’America”.
Internet oscurato da oltre 60 ore
Il blocco della rete, confermato dall’organizzazione NetBlocks, rappresenta una delle misure più dure adottate dal regime. Secondo il monitoraggio, il blackout minaccia direttamente la sicurezza e il benessere della popolazione, isolando il Paese in un momento cruciale del suo futuro politico e sociale. Fonte: Ansa

