Pubblicato il 11 Marzo 2026
L’annuncio del governo iraniano sulla partecipazione al torneo
L’Iran potrebbe non prendere parte ai Mondiali di calcio 2026, che si svolgeranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. L’ipotesi è stata avanzata dal ministro dello Sport iraniano Ahmad Donjamali, che in un’intervista televisiva ha dichiarato che la nazionale non sarebbe nelle condizioni di partecipare alla competizione.
Secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, la posizione del governo iraniano sarebbe legata alle forti tensioni politiche e militari con gli Stati Uniti, che renderebbero impraticabile la presenza della squadra nel torneo.
Le accuse agli Stati Uniti e il clima politico
Durante l’intervista, Donjamali ha espresso parole molto dure nei confronti di Washington. Il ministro ha affermato che “questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader” e che, alla luce di questa situazione, non esistono le condizioni politiche per partecipare alla Coppa del Mondo.
Donjamali ha inoltre sottolineato che negli ultimi mesi il Paese avrebbe affrontato gravi conseguenze a causa delle tensioni internazionali: due guerre negli ultimi otto o nove mesi e migliaia di vittime tra i cittadini iraniani. In un contesto del genere, secondo il ministro, la presenza al torneo diventerebbe impossibile.
Una linea simile era già stata anticipata dal presidente della federazione calcistica iraniana Mehdi Taj, che aveva ipotizzato la rinuncia nel caso in cui la competizione avesse assunto una dimensione politica troppo marcata.
L’intervento della FIFA e le parole di Infantino
Sulla vicenda è intervenuto anche Gianni Infantino, presidente della FIFA, che ha raccontato di aver discusso della situazione con il presidente degli Stati Uniti.
Infantino ha spiegato di aver incontrato Donald Trump per parlare dei preparativi del Mondiale e dell’entusiasmo crescente in vista del calcio d’inizio. Durante il colloquio si è parlato anche della qualificazione dell’Iran.
Secondo quanto riferito dal numero uno della FIFA, Trump avrebbe ribadito che la nazionale iraniana è “ovviamente la benvenuta” negli Stati Uniti per partecipare alla Coppa del Mondo 2026. Infantino ha aggiunto che eventi come il Mondiale hanno la capacità di unire le persone e superare le divisioni politiche.
Chi potrebbe sostituire l’Iran nel torneo
Al momento non è chiaro se le parole del ministro rappresentino una decisione definitiva. L’Iran, infatti, si era già qualificato al Mondiale nel marzo dello scorso anno, diventando una delle prime squadre a ottenere il pass per la competizione.
Se però la nazionale dovesse davvero rinunciare, la FIFA dovrebbe decidere chi prenderebbe il suo posto nel tabellone. Il regolamento, all’articolo 6.7, stabilisce che la federazione internazionale può sostituire una squadra con un’altra associazione a propria discrezione.
Tra le ipotesi teoriche c’è anche quella che coinvolge l’Italia, attualmente impegnata nei playoff di qualificazione: il 26 febbraio a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, e in caso di vittoria il 31 marzo nella sfida decisiva contro la vincente tra Bosnia e Galles.
Il possibile equilibrio tra le confederazioni
In caso di ritiro iraniano si aprirebbe uno scenario senza precedenti, dato che non è mai accaduto che una nazionale si ritirasse a pochi mesi dal Mondiale per tensioni con uno dei Paesi organizzatori.
La soluzione più probabile potrebbe essere quella di mantenere l’equilibrio tra le confederazioni continentali. In questo caso il posto dell’Iran resterebbe all’Asia e potrebbe andare agli Emirati Arabi Uniti, prima squadra esclusa dal girone della terza fase delle qualificazioni asiatiche, alle spalle di Iran e Uzbekistan.
Un’altra possibilità riguarda l’Iraq, che dovrebbe affrontare il 31 marzo lo spareggio contro la vincente della sfida tra Bolivia e Suriname.
Le difficoltà dell’Iraq e la richiesta di rinviare i playoff
Anche la situazione dell’Iraq è complicata dal contesto geopolitico. Il commissario tecnico Graham Arnold ha infatti chiesto alla FIFA di posticipare i playoff, spiegando che la squadra sta affrontando gravi problemi logistici.
Lo spazio aereo iracheno è chiuso fino al 1° aprile a causa dell’escalation del conflitto nella regione, rendendo difficile radunare i giocatori e organizzare la trasferta in Messico. Inoltre, molti calciatori non hanno ancora ottenuto i visti a causa della chiusura delle ambasciate straniere, mentre lo stesso Arnold è rimasto bloccato negli Emirati Arabi Uniti.
Il tecnico ha sottolineato che schierare una squadra composta solo da giocatori che militano all’estero non sarebbe una soluzione praticabile, perché non rappresenterebbe la miglior formazione possibile per quella che considera la partita più importante degli ultimi quarant’anni per il calcio iracheno.
Arnold ha quindi proposto una soluzione alternativa: far disputare subito la gara tra Bolivia e Suriname e rinviare la finale dei playoff a una settimana prima dell’inizio del Mondiale. In questo modo, secondo lui, la FIFA avrebbe anche più tempo per chiarire definitivamente la posizione dell’Iran e decidere come gestire l’eventuale sostituzione nel torneo.

