Pubblicato il 2 Marzo 2026
La presenza italiana tra Golfo, Israele e Iran
Nel corso dell’informativa al Senato, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha delineato un quadro dettagliato della presenza italiana nella regione mediorientale scossa dal conflitto tra Iran e Israele.
Attualmente oltre 70mila connazionali si trovano tra Golfo Persico e Paesi limitrofi: circa l’80% sono residenti stabili, mentre la restante parte è composta da lavoratori temporanei, militari, turisti, studenti e pellegrini. Solo tra Dubai e Abu Dhabi si contano circa 30mila italiani.
In Israele vivono circa 20mila cittadini con passaporto italiano. Comunità numerose sono presenti anche negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrein. In Iran i connazionali sono poco meno di 500, quasi tutti residenti.
Una crisi che potrebbe durare settimane
Secondo Tajani, non si tratta di una crisi destinata a risolversi rapidamente. “Potrebbe durare giorni, forse settimane”, ha avvertito, sottolineando che molto dipenderà dalle decisioni di Teheran e dalle dinamiche interne al regime.
Il ministro ha espresso profonda preoccupazione per l’evoluzione degli eventi, ribadendo che il Governo lavora con determinazione per:
- tutelare i cittadini italiani all’estero
- garantire la libertà di navigazione
- proteggere le imprese italiane
- sostenere la stabilità regionale
Ha inoltre sottolineato la vicinanza dell’Italia al popolo iraniano, che “merita un futuro di pace, crescita e benessere”.
Il rischio di un allargamento regionale
Uno degli elementi più delicati riguarda il possibile coinvolgimento di attori indiretti legati a Teheran. Tajani ha evidenziato il rischio che la crisi si estenda attraverso gruppi attivi in Iraq, Yemen e Libano.
Proprio dal Libano, il movimento sciita Hezbollah ha lanciato numerosi missili verso il territorio israeliano, provocando la reazione di Tel Aviv. Questo scenario, secondo il ministro, potrebbe aggravare ulteriormente l’instabilità dell’intera area.
Diplomazia e ruolo dell’Europa
“Crediamo nella diplomazia, anche quando sembra difficile”, ha ribadito Tajani. Dialogo e negoziato restano strumenti imprescindibili, perché la stabilità del Medio Oriente allargato rappresenta un presupposto essenziale per la sicurezza internazionale e la crescita globale.
Il ministro ha inoltre affermato che l’Europa deve esercitare un ruolo di equilibrio, favorendo un confronto “ragionevole, autentico e responsabile”, richiamando anche l’appello di Papa Leone XIV.
Dopo Khamenei, una nuova fase per l’Iran
Tajani ha parlato di una fase nuova per l’Iran dopo la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei. Una fase che, secondo il ministro, dovrà valorizzare le migliori energie della società iraniana, in particolare i giovani che negli ultimi anni hanno manifestato per libertà, diritti e democrazia.
Il Governo italiano, ha dichiarato, è al fianco di chi chiede democrazia e diritti civili, ricordando la dura repressione delle proteste dello scorso dicembre, che aveva già spinto l’Unione europea a imporre nuove sanzioni e a inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Rimpatri e assistenza ai connazionali
Sul fronte operativo, Tajani ha aggiornato il Senato sulle misure adottate per assistere gli italiani bloccati nell’area.
Nella tarda serata di ieri, 1 marzo, 98 persone sono transitate con successo dagli Emirati all’Oman, grazie al coordinamento tra le ambasciate italiane. L’Unità di Crisi sta organizzando ulteriori voli da Mascate per favorire i rientri.
Tuttavia, l’evacuazione totale dei circa 70mila italiani presenti nella regione è impossibile da realizzare. Le difficoltà principali riguardano:
- chiusura o limitazioni dello spazio aereo
- divieto per compagnie europee di operare nelle aree di guerra
- chiusura dello Stretto di Hormuz
- impraticabilità delle rotte terrestri desertiche
Per questo motivo si sta facendo ricorso alle compagnie aeree dei Paesi del Golfo e a soluzioni alternative, compresi trasferimenti via pullman verso l’Oman per chi riesce a prenotare voli locali.
È stata inoltre attivata una task force italiana al confine con gli Emirati Arabi Uniti e predisposti desk di supporto negli aeroporti dell’area.
Militari italiani al sicuro
Per quanto riguarda i contingenti italiani, Tajani ha assicurato che tutti i militari sono incolumi.
Oltre 300 ufficiali dell’Aeronautica si trovano in una base in Kuwait colpita da missili iraniani, ma sono al riparo nei bunker. In Iraq, un missile è caduto vicino a una base con presenza italiana e americana, senza conseguenze. I contingenti risultano al sicuro anche in Libano, Giordania e nelle altre aree di dispiegamento.
Situazione negli altri Paesi e prospettive
Il Ministero degli Esteri sta lavorando anche per agevolare il rientro di italiani da Maldive, Thailandia, India e Sri Lanka, molti dei quali avrebbero dovuto fare scalo a Dubai, le cui operazioni sono fortemente limitate.
Per quanto riguarda Israele, una parte dei pellegrini evacuati da Gerusalemme è stata trasferita in Egitto e in Giordania. Non sono previsti voli da Tel Aviv a causa degli attacchi in corso.
Guardando ai prossimi giorni, Tajani si è detto fiducioso in un progressivo alleggerimento della situazione, a condizione che riaprano gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi, elemento chiave per il ripristino dei collegamenti internazionali.

