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reddito di cittadinanza

Irpef, dal 2026 arrivano le novità: chi guadagna e chi resta escluso

Pubblicato il 28 Novembre 2025

Un intervento atteso: come cambia l’aliquota dal prossimo gennaio

Da gennaio 2026 scatteranno gli effetti del taglio di due punti percentuali all’aliquota marginale del secondo scaglione Irpef, che dal 35% scenderà al 33%. A beneficiare della misura saranno i contribuenti con redditi compresi tra 28.000 e 200.000 euro, anche se in modo diverso a seconda della fascia.
La norma, contenuta nella manovra economica e attualmente al vaglio del Parlamento, appare vicina all’approvazione definitiva, con i vantaggi che si rifletteranno in busta paga nel giro di uno o due mesi.

Quanto aumenta la busta paga

Gli effetti del taglio riguarderanno oltre 13 milioni di contribuenti, tra cui 8,2 milioni di lavoratori dipendenti. Il beneficio medio stimato è di 210 euro all’anno, con incrementi più rilevanti per chi si avvicina alla soglia dei 50.000 euro, limite superiore del secondo scaglione.
Il governo ha inoltre introdotto un meccanismo che annulla il vantaggio per i redditi oltre 200.000 euro.

Aumenti stimati per fascia di reddito

  • 30.000 euro → 40 euro annui
  • 35.000 euro → 140 euro
  • 40.000 euro → 240 euro
  • 45.000 euro → 340 euro
  • 50.000 euro → 440 euro
  • da 50.000 a 200.000 euro → 440 euro
  • oltre 200.000 euro → nessun beneficio

A partire da gennaio, gli scaglioni Irpef verranno quindi applicati con le nuove aliquote, ridisegnando il peso fiscale soprattutto sui redditi medi.

Chi beneficia davvero della riforma

L’obiettivo del governo è alleggerire il carico fiscale della fascia centrale, quella in cui si concentra gran parte dell’imposizione. Una scelta che, però, non ha convinto tutti.
Secondo la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallario, il vantaggio fiscale più consistente andrà a una minoranza: “Circa il 50% del risparmio complessivo andrà ai contribuenti con redditi sopra i 48.000 euro, che rappresentano solo l’8% del totale”.

Ecco i benefici medi stimati dall’Upb:

  • Dirigenti: 408 euro annui
  • Impiegati: 123 euro
  • Operai: 23 euro
  • Autonomi: 124 euro
  • Pensionati: 55 euro

Il costo complessivo della misura per lo Stato è valutato in circa 2,7 miliardi di euro.

La riforma, dunque, ridisegna l’Irpef puntando sui redditi intermedi, ma apre il dibattito su una redistribuzione che, secondo molti, favorirebbe soprattutto le fasce più alte del secondo scaglione.

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