Pubblicato il 2 Aprile 2026
Eliminazione ai rigori e clima di contestazione
L’eliminazione della Nazionale italiana ai calci di rigore a Zenica contro la Bosnia ha scatenato forti reazioni e un’ondata di critiche, soprattutto nei confronti della dirigenza federale.
Il ko ha sancito un risultato storico negativo: l’Italia resta fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva, alimentando delusione e malcontento tra tifosi e addetti ai lavori.
La protesta e la raccolta firme
A intervenire con toni duri è stato Vincenzo Caniglia, segretario generale del Silced, che ha annunciato l’avvio di una mobilitazione: “abbiamo avviato una raccolta firme per chiedere le dimissioni del presidente della Figc”.
L’iniziativa nasce dalla convinzione che quanto accaduto richieda un’assunzione di responsabilità immediata ai vertici del calcio italiano.
Critiche alla gestione Gravina
Secondo Caniglia, il presidente Gabriele Gravina non avrebbe mostrato la necessaria consapevolezza della gravità della situazione.
Il segretario ha accusato il numero uno della Federcalcio di sottovalutare l’eliminazione, mantenendo un atteggiamento ritenuto inadeguato rispetto a un evento così rilevante.
“Sembra quasi che si stia parlando di una partita senza importanza, quando invece si tratta di un fallimento sportivo pesantissimo”, ha sottolineato.
“Serve un segnale forte per il calcio italiano”
La richiesta di dimissioni viene presentata come un gesto simbolico ma necessario per difendere il valore della Nazionale.
Per Caniglia, infatti, il calcio azzurro rappresenta molto più di uno sport: è identità, orgoglio nazionale e fenomeno sociale.
Da qui la decisione di promuovere una petizione per dare voce a tifosi e operatori del settore, con l’obiettivo di rilanciare credibilità e dignità del movimento calcistico italiano.

