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Kwon Pyong

Kwon Pyong: 35enne fugge dalla Cina con la moto d’acqua

Pubblicato il 25 Agosto 2023

Kwon Pyong ha 35 anni e molto coraggio.

Cinese di passaporto ma parte della minoranza coreana della Repubblica Popolare, il suo nome in Cina suona come Quan Ping. E nel suo Paese è considerato un dissidente e un “Creatore di disturbo sociale”.

Per questo è fuggito, nei giorni scorsi, verso l’unico Paese che poteva raggiungere, anche se fortunosamente. Perché Kwon-Quan, privo di passaporto (gli è stato ritirato dalle autorità), ha pensato di scappare in Corea del Sud a bordo di una moto d’acqua superando le onde e le scie delle motonavi attraverso il Mar Giallo.

Un’impresa al limite del possibile: il giovane è partito dalle coste della Penisola dello Shandong e, aiutato soltanto da una bussola e da un binocolo, ha attraversato 300 chilometri di mare fino a giungere a Incheon, non lontano da Seul, dove è stato arrestato e dove, pare, chiederà asilo politico nella speranza che i rapporti con la Cina Popolare siano tali da permettere al governo sudcoreano di decidere in suo favore.

Per non rimanere senza carburante lungo il percorso, l’intraprendente sino-coreano ha riempito diverse taniche di benzina e le ha legate alla potente moto d’acqua (1.800 cc di cilindrata).

La bussola lo ha aiutato a mantenere la direzione, il binocolo a evitare le vedette cinesi e, soprattutto, a puntare verso la costa giusta: un approdo in Corea del Nord sarebbe risultato in un disastro ancora peggiore.

In Cina era stato condannato a 18 mesi di carcere – scontati fino all’ultimo giorno – perché aveva pubblicato un selfie sui social in cui compariva con una maglietta considerata offensiva nei confronti del presidente Xi Jinping.

La tee-shirt riportava tre scritte, una sopra all’altra, con tanto di hashtag: Xitler (nessun bisogno di traduzione); Xi Baozi, ovvero Xi è un “pallone gonfiato” (da baozi, i panini cotti al vapore); e infine Da sabi, un modo poco elegante per descrivere un prodigo che sperpera soldi all’estero.

Kwon Pyong

Tanto è bastato perché un tribunale lo facesse arrestare e lo condannasse al carcere.

Ora, in attesa di capire quale sarà il suo destino, Kwon è ospite di una cella sudcoreana per aver provato a immigrare illegalmente nel Paese, dove peraltro ha anche dei parenti. Lo rispediranno indietro? In quel caso, considerata la pubblicità che ha ricevuto, la condanna potrà essere ben più pesante.