Pubblicato il 26 Gennaio 2026
È morta all’età di 58 anni una donna di Latina che, tra luglio e agosto 2021, fu ricoverata tre volte all’ospedale Santa Maria Goretti per un totale di 48 giorni. La vicenda è al centro di una contestazione legale avviata dai familiari, assistiti dall’avvocato Renato Mattarelli.
Il primo accesso per polmonite e l’assenza di infezioni all’ingresso
Secondo quanto riportato, al momento del primo ingresso ospedaliero per polmonite la paziente non presentava alcuna infezione. Dopo le dimissioni, però, a distanza di pochi giorni la donna sarebbe stata ricoverata nuovamente e, nel corso dei successivi accessi, sarebbero emerse infezioni quasi esclusivamente correlate all’assistenza sanitaria.
Le infezioni indicate nelle cartelle cliniche dei tre ricoveri
Dalle tre cartelle cliniche relative ai ricoveri, viene riferito che la 58enne avrebbe contratto: un’infezione delle vie urinarie tipicamente da catetere, oltre a infezione da Escherichia Coli e Proteus Mirabilis e candidosi.
La ricostruzione dell’avvocato Mattarelli: “Molto probabile che senza quelle infezioni non sarebbe morta”
L’avvocato Renato Mattarelli, che assiste il marito e i due figli della donna, sostiene che la sequenza dei fatti porti a una conclusione precisa: se, come riportato, la donna è deceduta per shock settico da infezioni ospedaliere (dato che, viene indicato, risulterebbe nella cartella clinica del decesso di agosto 2021) e se prima dei ricoveri non aveva infezioni (come risulterebbe nella cartella del primo ricovero), allora sarebbe “molto probabile, oltre ogni ragionevole dubbio” che senza quelle infezioni “non sarebbe morta”.
Le accuse alla Asl di Latina e l’udienza indicata per il 9 giugno
Sempre secondo la versione esposta dal legale, la Asl di Latina — indicata come chiamata in causa per il prossimo 9 giugno quale soggetto responsabile degli errori sanitari dell’ospedale di Latina — viene criticata per aver causato la serie di infezioni e, successivamente, per averle diagnosticate e curate in ritardo ed erroneamente, con antibiotici generici somministrati “a singhiozzo” senza conoscere il batterio patogeno. L’avvocato afferma inoltre che, in assenza di terapie mirate, sarebbe stato prevedibile e prevenibile che l’infezione si estendesse fino a sepsi-setticemia e quindi al decesso per shock settico.
Il racconto del marito: “Ogni giorno al cimitero durante la pausa pranzo”
La vicenda, viene riferito, è particolarmente dolorosa per il marito: dal mese di agosto 2021, ogni giorno durante la pausa pranzo dal lavoro si recherebbe alla tomba della moglie e la domenica trascorrerebbe l’intera giornata al cimitero.
“Infezioni ospedaliere”, un tema che l’avvocato definisce in crescita
Nel comunicato viene richiamato anche il tema più ampio delle infezioni ospedaliere, che l’avvocato Mattarelli definisce “in rapida e pericolosa evoluzione” non solo nelle strutture sanitarie pontine ma anche in Italia, sostenendo che una parte rilevante delle cause di risarcimento per decessi da errore medico-sanitario riguarderebbe proprio le infezioni ospedaliere.
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