Pubblicato il 26 Novembre 2025
Dall’annuncio all’impasse: il patto Meloni–Schlein si arena
Doveva essere un accordo storico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, un’intesa trasversale sul tema della violenza sessuale.
Invece, della promessa “senza consenso è stupro” oggi rimane solo l’eco dell’annuncio: il disegno di legge si è fermato in Parlamento, impantanato tra dubbi politici e richieste di approfondimento.
Il governo assicura: “La legge si farà”.
L’opposizione, invece, parla apertamente di tradimento.
Chi ha fermato il testo e perché
La frenata è arrivata in commissione al Senato, dove la maggioranza ha deciso di interrompere l’iter del provvedimento per procedere con “ulteriori approfondimenti”.
A bloccare l’avanzamento sono stati Lega e Fratelli d’Italia, nonostante la legge fosse già stata approvata alla Camera e fosse prevista una procedura accelerata.
Il testo prevede pene da 6 a 12 anni per chi compie o fa compiere atti sessuali senza un consenso “libero e attuale”.
Ed è proprio quest’ultimo punto a creare le maggiori perplessità.
Secondo la senatrice leghista Giulia Bongiorno, serve evitare qualsiasi lacuna:
“Meglio approvare una buona legge in ritardo che una cattiva in fretta”.
Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ribadisce che la richiesta di approfondimento è arrivata dai gruppi parlamentari, soprattutto dalla Lega.
Anche Matteo Salvini interviene, sostenendo che la norma rischierebbe di lasciare troppo spazio a “vendette personali” in caso di rapporti finiti male.
Schlein accusa: “Accordo tradito”
La segretaria del Partito Democratico non ci sta.
In Transatlantico spiega di aver chiamato Giorgia Meloni, chiedendole di far rispettare gli impegni presi.
Secondo Schlein, quanto accaduto rappresenta un “voltafaccia sulla pelle delle donne”, mentre Italia Viva parla di una maggioranza “non più affidabile”.
Per ora, tutto resta congelato: bisognerà attendere gli approfondimenti chiesti dal Carroccio e dagli alleati.
Le parole del ministro Roccella
Il ministro per le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, definisce il testo una legge “parlamentare, non governativa”, e spiega che esiste un accordo di massima, non un accordo sul contenuto preciso.
Roccella ammette che sul concetto di consenso “libero e attuale” ci sono dubbi, soprattutto per evitare il rischio di invertire l’onere della prova, un principio fondamentale del diritto italiano.
Tuttavia, il ministro assicura: “La legge si farà”, ricordando che il tema del consenso è già presente nella giurisprudenza tramite le sentenze della Cassazione.
Cosa accade ora
Il disegno di legge dovrà superare una nuova fase di discussione tecnica in commissione.
Solo dopo si capirà se il testo verrà modificato, riscritto o confermato.
Per ora, la promessa di un fronte unito contro la violenza sessuale resta sospesa.
E la norma che avrebbe dovuto sancire in modo esplicito che “senza consenso è sempre violenza” deve ancora trovare la sua strada.

