Pubblicato il 24 Settembre 2025
Le autorità sanitarie ribadiscono: resta il farmaco raccomandato in gravidanza
Non ci sono evidenze scientifiche che associno l’assunzione di paracetamolo in gravidanza a un aumento del rischio di autismo nei bambini.
A chiarirlo sono state le principali agenzie regolatorie europee e italiane, che hanno respinto le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale aveva attribuito al comune analgesico e antipiretico un ruolo nella crescita dei casi di autismo negli Stati Uniti.
Le agenzie del farmaco: «Profilo di sicurezza invariato»
La prima presa di posizione è arrivata dall’Mhra britannica, che ha ricordato come il paracetamolo, se usato correttamente, resti la scelta consigliata per le donne incinte contro dolore e febbre. A ruota sono intervenute l’Aifa e l’Ema, ribadendo che non ci sono nuovi dati tali da modificare le attuali raccomandazioni europee.
«Per rivedere la sicurezza di un farmaco servono studi solidi», ha sottolineato Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri. Lo scienziato ha citato un’ampia ricerca svedese pubblicata sul Journal of the American Medical Association, che ha analizzato 2,5 milioni di gravidanze senza rilevare alcuna correlazione tra paracetamolo e autismo.
Trump e il rischio di allarmismo
Negli Stati Uniti, anche la Food and Drug Administration (Fda) ha ammesso che, pur ipotizzando un legame, non è mai stata dimostrata una relazione causale. Il timore degli esperti è che le affermazioni di Trump inducano le donne a rinunciare al farmaco, con possibili conseguenze per la salute del feto, oppure a ricorrere a medicinali alternativi più rischiosi in gravidanza.
La presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia), Elisa Fazzi, avverte che dichiarazioni di questo tipo rischiano di alimentare paure e confusione tra le famiglie delle persone con autismo.
Una nuova pillola all’orizzonte
Trump ha anche annunciato la possibile approvazione di un altro farmaco, il leucovorin (acido folinico), già impiegato in oncologia per attenuare gli effetti dei chemioterapici. Secondo il presidente, potrebbe alleviare alcuni sintomi dell’autismo.
La Fda ha confermato di aver avviato la procedura di valutazione, mentre la casa farmaceutica Gsk ha manifestato interesse a immetterlo sul mercato. In realtà, la comunità scientifica conosce questa ipotesi da anni: alcuni studi suggeriscono benefici in una piccola percentuale di pazienti autistici con particolari alterazioni nei folati cerebrali.
Gli esperti: «Serve cautela»
Per il neuropsichiatra Luigi Mazzone del Policlinico Tor Vergata di Roma, si tratta di un filone promettente ma ancora fragile: «Qualche persona con autismo potrebbe trarne vantaggio, ma per altri potrebbe risultare dannoso. Sono necessarie ricerche rigorose come quelle che precedono l’approvazione di ogni farmaco e vaccino». Fonte: Ansa

