Pubblicato il 9 Novembre 2025
Il nuovo rapporto del MEF: oltre 100 miliardi di tax gap, cala solo l’evasione del canone Rai
L’economia sommersa italiana torna ai livelli pre-pandemia: il valore del sommerso raggiunge il 9,1% del PIL, e l’evasione fiscale supera nuovamente la soglia dei 100 miliardi di euro. È quanto emerge dall’ultima Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).
Oltre 100 miliardi di imposte e contributi evasi
Nel 2022, ultimo anno analizzato, il tax gap complessivo – cioè la differenza tra le imposte e i contributi dovuti e quelli effettivamente versati – oscilla tra 98,1 e 102,5 miliardi di euro, con un incremento di circa 3,5 miliardi rispetto al 2021.
Rispetto al 2018, tuttavia, il gap resta inferiore di circa 5-6 miliardi.
Nel dettaglio:
- Evasione contributiva: tra 8,4 e 11,6 miliardi;
- Mancate entrate tributarie: tra 89,7 e 90,9 miliardi.
Crescono Irpef, Iva e affitti in nero
Il rapporto segnala un aumento dell’evasione su Irpef, Irap, Iva e Ires, oltre che sugli affitti non dichiarati, che dopo il calo dovuto alla pandemia risalgono a 875 milioni di euro (erano 625 milioni nel 2021).
In controtendenza, invece, diminuisce l’evasione del canone Rai: gli evasori passano da 1,7 milioni a 1,56 milioni. Dal 2016, con l’introduzione del canone in bolletta, il numero di evasori è crollato dagli oltre 7 milioni del periodo 2011-2015 a meno di due milioni.
Il sommerso torna ai livelli pre-Covid
Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa è salito a 182,6 miliardi di euro, in aumento del 10,4% rispetto al 2021.
L’incidenza sul PIL resta stabile, passando dal 9% al 9,1%.
Il rapporto evidenzia che:
- Le sotto-dichiarazioni rappresentano ora il 55,6% del totale del sommerso;
- Il lavoro irregolare pesa per il 38%, in calo rispetto al 42% del 2019;
- Le altre componenti (mance, fitti non dichiarati, differenze domanda-offerta) si fermano al 6,4%.
Mezzogiorno in testa per incidenza del sommerso
Il peso dell’economia non osservata è più alto nel Mezzogiorno (16,5%), seguito dal Centro (11,7%).
Molto più contenuto invece nel Nord-Est (9,4%) e Nord-Ovest (8,9%).
A livello regionale:
- Calabria registra il primato con il 19,1% del valore aggiunto proveniente dal sommerso;
- Provincia autonoma di Bolzano è la più virtuosa con il 7,7%.
La Campania risulta tra le regioni che contribuiscono di più al totale nazionale, mentre Lazio e Lombardia, pur con comportamenti diversi (propensione media o inferiore), hanno comunque un impatto significativo sul totale del sommerso nazionale.
Lavoro irregolare: quasi 3 milioni di occupati non regolari
Il ricorso al lavoro non regolare rimane una piaga strutturale del mercato del lavoro italiano. Nel 2022 le unità di lavoro a tempo pieno non regolari sono state 2,9 milioni, in lieve aumento (+0,1%) rispetto al 2021.
Il fenomeno è più diffuso nei servizi alla persona (come babysitter, estetiste e parcheggiatori), ma resta molto rilevante in agricoltura, commercio, trasporti, ristorazione e costruzioni. Fonte: Ansa

