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Libia, arrestato l’ex capo della polizia giudiziaria Osama Almasri: accuse di tortura e omicidio di detenuti

Pubblicato il 5 Novembre 2025

La decisione della Procura generale libica

La Procura generale libica ha disposto la detenzione di Osama Almasri Anjim e il suo rinvio a giudizio con l’accusa di tortura di detenuti e della morte di uno di loro a seguito delle violenze subite.
La notizia è stata diffusa dall’emittente Libya24 tramite un comunicato ufficiale pubblicato su X.

Secondo quanto riportato dall’Ufficio del procuratore, l’ordine di carcerazione preventiva riguarda l’ex dirigente della polizia giudiziaria di Tripoli, dopo un’indagine approfondita sulle violazioni dei diritti umani avvenute nella principale struttura di riforma e riabilitazione della capitale.
Le indagini avrebbero documentato almeno dieci casi di tortura e trattamenti disumani o degradanti, uno dei quali si è concluso con la morte di un detenuto.

Un caso seguito anche dalla Corte penale internazionale

Fonti giudiziarie ricordano che, già lo scorso luglio, la Procura di Tripoli aveva richiesto la collaborazione della Corte penale internazionale (CPI) per raccogliere prove sul caso, dopo aver rimosso i vincoli procedurali e avviato una prima fase di interrogatori con Almasri.

L’attuale provvedimento si inserisce dunque in un’inchiesta già aperta a livello nazionale. Il nome di Osama Njeem Almasri è infatti legato anche al mandato di arresto internazionale emesso a inizio anno dalla CPI, che lo accusa di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, violenza sessuale e persecuzione.
Tali reati sarebbero stati commessi nel carcere di Mitiga, a Tripoli, tra il 2015 e gli anni successivi.

Detenzione preventiva e nuove prove raccolte

La Procura libica ha fatto sapere che Almasri è stato nuovamente interrogato, fornendo elementi ritenuti sufficienti per procedere all’incriminazione.
Attualmente si trova in detenzione preventiva, in attesa della sentenza del tribunale nazionale, che segna un nuovo capitolo giudiziario interno dopo le indagini internazionali.

Il precedente arresto in Italia

Osama Almasri era stato arrestato in Italia il 19 gennaio scorso, a Torino, su mandato della Corte penale internazionale, con l’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità.
In quell’occasione, l’ex comandante si trovava allo stadio insieme a tre connazionali per assistere a una partita della Juventus.

Due giorni dopo, però, era stato liberato: l’arresto fu dichiarato nullo in quanto effettuato senza previa consultazione con il Ministero della Giustizia.
Successivamente, Almasri venne rimpatriato a Tripoli con un aereo di Stato, accolto con entusiasmo dai suoi uomini all’aeroporto di Mitiga.

Il ruolo nelle Forze speciali Rada

Almasri è considerato una figura di spicco delle Rada, le Forze speciali di deterrenza libiche, nate per contrastare le forze fedeli a Muammar Gheddafi e successivamente impegnate nella gestione della sicurezza interna.
Nel 2012, le Rada istituirono un centro di detenzione nella base di Mitiga, poi divenuto la più grande prigione della Libia occidentale, luogo dove sarebbero avvenuti i reati contestati dalla CPI.

Le conseguenze politiche in Italia

Il rimpatrio di Almasri aveva aperto un fascicolo anche in Italia, dove nel registro degli indagati erano stati iscritti il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, accusati di aver autorizzato la liberazione del comandante.
Tuttavia, lo scorso 9 ottobre, la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione a procedere contro i tre membri del governo, e il Tribunale dei ministri ha conseguentemente archiviato l’indagine.

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