Pubblicato il 8 Giugno 2025
Il caso nella provincia di Treviso
Un episodio avvenuto in una scuola paritaria della provincia di Treviso ha sollevato un acceso dibattito sull’efficacia e la correttezza dei metodi educativi. Una maestra di quinta elementare ha scritto sul quaderno di un alunno un messaggio molto duro: “Sinceramente sono stufa di correggere innumerevoli correzioni di verifica scritte con i piedi, piene zeppe di errori ortografici gravi e di inesattezze. Se la tua idea è di continuare così, per me puoi stare a casa!”
Il bambino, a cui era stato assegnato il compito di correggere a casa alcuni errori, non ha eseguito l’indicazione, provocando la reazione dell’insegnante.
L’indignazione della famiglia
I genitori del bambino hanno definito il comportamento della docente come “privo di finalità educativa e causa di ansia”. Dopo settimane di dialogo con la dirigenza scolastica, hanno scelto di rendere pubblica la vicenda, raccontandola anche al Corriere del Veneto.
“Ci siamo scontrati con un metodo di insegnamento che ci riporta ai racconti dei nostri nonni, quando i maestri punivano fisicamente gli alunni”, ha dichiarato la madre.
I genitori sostengono che il figlio sia stato anche punito fisicamente, costretto a restare in piedi nel corridoio durante la ricreazione, e minacciato con frasi come: “Se sbagli ancora non ti faccio fare la presentazione alla recita di fine anno”.
La difesa della scuola e le parole del dirigente
La maestra, che insegna da oltre 20 anni nello stesso istituto ed è stata l’insegnante del bambino fin dalla prima elementare, è stata difesa dalla dirigenza scolastica. Il preside ha ammesso che si è trattato di una caduta di stile, ma ha sottolineato che non si tratta di un comportamento abituale della docente.
“Sbottare con i bambini non è mai giustificabile, soprattutto alla loro età. Tuttavia, non possiamo chiedere la perfezione a un bambino”, ha detto il dirigente.
Un malinteso sul metodo disciplinare?
Il dirigente ha anche spiegato che alcune ricostruzioni potrebbero essere state enfatizzate: “Se durante la ricreazione un bambino esagera, le maestre possono chiedergli di sedersi vicino a loro o di stare qualche minuto fuori dall’aula per calmarsi. Non è un atto punitivo ma educativo”.
Pur rispettando il punto di vista dei genitori, la dirigenza ritiene che il quadro dipinto non rifletta pienamente la realtà. Infine, ha espresso rammarico per la scelta della famiglia di rendere pubblica la vicenda, sottolineando l’attenzione e la disponibilità al dialogo sempre dimostrate dall’istituto.

