Pubblicato il 12 Luglio 2025
Il Caso delle proteste all’orale
Un’ondata di protesta silenziosa sta attraversando gli esami di maturità 2025: sempre più studenti decidono di boicottare l’orale, rimanendo in silenzio di fronte alla commissione, per denunciare il sistema competitivo dei voti. Il fenomeno ha acceso un ampio dibattito anche tra i cosiddetti “docenti influencer”.
Schettini: «Serve un altro tipo di protesta»
Vincenzo Schettini, docente e divulgatore noto per il suo progetto “La fisica che ci piace”, interviene con toni critici ma rispettosi nei confronti degli studenti: «Capisco il disagio dietro quel silenzio, ma protestare così non è efficace».
Schettini suggerisce un’altra via: «Avrei fatto un orale impeccabile, per poi rifiutare il voto in segno di protesta».
Secondo lui, questa sarebbe stata una dimostrazione di forza, preparazione e coerenza, più capace di attirare l’attenzione sul messaggio.
Invita infine a riflettere sul ruolo della scuola come comunità con regole condivise, e sull’importanza di affrontare le difficoltà come parte del percorso di crescita.
Galiano: «Il coraggio degli studenti merita rispetto»
Di opinione diversa è Enrico Galiano, (nella foto d’apertura dal suo profilo FB) insegnante e scrittore molto seguito sui social, che prende le difese degli studenti e critica il modo in cui molti adulti hanno reagito: «Appena un ragazzo prova a farsi sentire, viene subito zittito e ridicolizzato».
Galiano sottolinea che il gesto di protesta – pur discutibile nella forma – richiede coraggio, e che giudicare duramente chi tenta di rompere il silenzio è sintomo di una mancanza di ascolto generazionale.
A chi ha accusato Gianmaria Favaretto, lo studente che per primo ha boicottato l’orale, di avere agito per furbizia, Galiano risponde: «Poteva stare zitto e diplomarsi senza problemi. Invece ha scelto di esporsi. Non sarà eroismo, ma non è nemmeno vigliaccheria».
Non eroe, ma sintomo di un malessere
Galiano precisa che il suo non è un invito a imitare l’azione, ma a prendere sul serio il disagio che la motiva: «Se ci fermiamo al gesto e lo ridicolizziamo, perdiamo l’occasione per capire cosa c’è dietro».
Il dibattito, insomma, non riguarda solo l’esame, ma il senso più profondo del percorso scolastico e della maturità vera, non solo quella su carta.
I casi nelle scuole: Padova, Firenze, Treviso
Il gesto simbolico è partito da Padova, con Gianmaria Favaretto, diplomato grazie ai punteggi accumulati durante l’anno e agli scritti. A ruota, un episodio simile è avvenuto in una scuola privata di Firenze, dove la commissione ha risposto con una lettera aperta: «Crescere non significa andare avanti con le furbate. Maturità è anche sacrificio».
Un terzo caso si è verificato in un liceo classico a Treviso, dove un altro studente ha scelto la protesta silenziosa.
Valditara Interviene: «Chi boicotta ripeterà l’anno»
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha reagito annunciando misure severe: «Chi sceglie di non collaborare all’orale sarà costretto a ripetere l’anno scolastico».
Un annuncio che mira a scoraggiare ulteriori azioni simili, ma che potrebbe alimentare ulteriori polemiche tra studenti, famiglie e docenti.

